È stato rinviato al 28 aprile il processo che vede come imputato un 46enne afghano, accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni nei confronti di una studentessa 22enne della Mongolia, vittima di un’aggressione nella notte tra il 13 e il 14 luglio a Perugia. Durante l’udienza di ieri, l’imputato ha scelto il rito abbreviato, una decisione che potrebbe comportare uno sconto di pena.
La violenza e le prove raccolte
L’accusa contro l’uomo, che lavorava come aiuto cuoco in un ristorante nel centro storico di Perugia, è gravissima. La giovane, arrivata a Perugia per studiare, è stata adescata dal 46enne con la promessa di visitare un cantiere e di essere assunta come cameriera. Una volta dentro il locale, un ex kebab, la vittima è stata chiusa a chiave e sequestrata per una notte intera, subendo violenze fisiche e sessuali. Durante l’aggressione, la ragazza è riuscita a registrare con il cellulare alcuni momenti cruciali dell’abuso, documentando la sua non consensualità. Quella registrazione, che includeva le sue suppliche di fermarsi, è stata determinante nelle indagini condotte dalla polizia di Stato, in particolare dalla squadra mobile di Perugia.
La vittima, dopo essere rimasta sotto shock per giorni, ha finalmente denunciato l’accaduto alla polizia e si è recata all’ospedale di Perugia, dove le sono state diagnosticate lesioni con 30 giorni di prognosi. L’indagato è stato successivamente arrestato grazie alle prove raccolte dalla polizia, inclusi i rilievi della polizia scientifica e le tracce biologiche trovate sulla maglia della vittima, che sono state confrontate con il DNA dell’imputato.
Le dichiarazioni dell’imputato e le scuse
Durante il processo, l’avvocato dell’imputato, Francesco Mattiangeli, ha dichiarato che il suo assistito si è dichiarato pentito per quanto accaduto, giustificando il comportamento con un eccessivo consumo di alcolici. Il legale ha riferito che l’uomo, da 15 anni in Italia, ha sempre lavorato regolarmente e ha provato a sostenere la propria famiglia in Afghanistan. L’imputato ha anche consegnato una lettera di scuse, nella quale ammette gli addebiti e si dice profondamente rammaricato per il gesto.
Il riconoscimento della vittima e il processo
Nonostante l’ammissione di colpa da parte dell’imputato, la vittima ha deciso di non comparire come parte civile nel processo, scegliendo di tornare in Mongolia con la madre dopo l’incidente probatorio. Durante l’indagine, la vittima ha riconosciuto il 46enne come autore delle violenze subite. Le forze dell’ordine hanno anche perquisito il locale dove si è consumata la violenza, rinvenendo documenti riconducibili all’imputato.
Prossimi passi e aspettative per la condanna
Il processo proseguirà il 28 aprile, quando la difesa e l’accusa presenteranno ulteriori elementi e argomentazioni. Il rito abbreviato potrebbe comportare una riduzione della pena, ma la gravità dei reati e le prove raccolte potrebbero influire sulla sentenza finale.