Dimensionamento scolastico, Umbria fra le più colpite: “Scelta politica del Governo”

Proietti a Palazzo Chigi con Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana: contrarietà ai tagli nelle aree interne e richiesta di revisione dei dati.

La Regione Umbria conferma la propria opposizione ai tagli delle autonomie scolastiche, in particolare nelle aree interne, dopo la decisione del Governo di procedere al commissariamento delle Regioni che hanno contestato il piano di dimensionamento scolastico. La posizione è stata ribadita dalla presidente Stefania Proietti, intervenuta a Palazzo Chigi alla riunione del Consiglio dei ministri, alla quale hanno partecipato anche il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, la presidente della Sardegna Alessandra Todde e l’assessora all’Istruzione della Toscana Alessandra Nardini, prima della delibera governativa.

Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità”, ha dichiarato Proietti lasciando Palazzo Chigi, sottolineando come la scelta della Regione sia stata motivata dalla necessità di tutelare territori fragili, caratterizzati da una bassa densità abitativa e da difficoltà strutturali nei collegamenti.

Secondo quanto riferito dalla presidente, la posizione dell’Umbria non riguarda un rifiuto pregiudiziale, ma una contestazione nel merito dei numeri utilizzati dal Governo per determinare il dimensionamento. “Noi siamo contrari al taglio delle autonomie scolastiche, difendiamo l’autonomia. Abbiamo contestato nel merito i numeri. Ci abbiamo messo la faccia”, ha affermato Proietti, evidenziando come la riduzione delle autonomie rischi di aggravare situazioni già deboli dal punto di vista demografico e sociale.

Nel corso dell’intervento, la presidente ha ribadito che “non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia”, aggiungendo che l’Umbria non può accettare un obbligo che la renderebbe “la regione più danneggiata d’Italia” in termini di riduzione delle autonomie. Da qui la richiesta esplicita di un riconteggio dei dati e della possibilità di una revisione delle decisioni assunte, con l’obiettivo di investire nelle persone e mantenere un presidio educativo diffuso sul territorio.

Una linea condivisa anche dalle altre Regioni coinvolte, che hanno parlato di tagli sbagliati nei numeri, calcolati su stime considerate lontane dalle cifre reali e imposti “senza trasparenza”. Le critiche si concentrano sui criteri adottati e sulla distribuzione disomogenea degli interventi, che avrebbe colpito in modo più incisivo alcune aree rispetto ad altre.

Sulla stessa posizione si è espresso l’assessore umbro all’Istruzione Fabio Barcaioli, che ha messo in discussione il legame tra dimensionamento e Pnrr. “Non c’è trasparenza. Il governo dice che il dimensionamento scolastico è legato al Pnrr, ma non si prevedeva un taglio così drastico e non si capisce perché in alcune regioni i tagli siano stati decisi con più forza”, ha dichiarato, aggiungendo che, a suo avviso, la questione è stata ricondotta dal Governo a un piano politico.

Barcaioli ha inoltre richiamato le specificità territoriali dell’Umbria, sottolineando che si tratta di una regione interamente montana, dove le distanze tra una scuola e l’altra possono essere rilevanti. “Da una scuola all’altra ci possono essere anche 70 chilometri di curve e salite”, ha spiegato, evidenziando come la riduzione delle autonomie possa avere un impatto diretto sull’accessibilità al diritto allo studio.

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda il ruolo del commissario nominato dal Governo. “Vogliamo capire se il commissario si occuperà esclusivamente del dimensionamento scolastico o di tutta l’istruzione, non abbiamo capito che funzioni avrà”, ha aggiunto l’assessore, rimarcando la necessità di chiarire l’ambito operativo del provvedimento.

Il confronto avvenuto a Palazzo Chigi si inserisce quindi in un contesto di tensione istituzionale tra il Governo e alcune Regioni amministrate dal centrosinistra, che rivendicano il diritto di difendere la scuola pubblica e le sue articolazioni territoriali. La posizione dell’Umbria resta ancorata alla richiesta di revisione dei criteri, alla tutela delle aree interne e al mantenimento delle autonomie scolastiche come strumento fondamentale per garantire coesione sociale e continuità educativa.

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