Costringeva il compagno della madre a prelevare soldi: arrestato

I Carabinieri di Perugia eseguono un'ordinanza di custodia cautelare per un giovane accusato di estorsione e violenza privata a Pesaro

I Carabinieri della Stazione di Perugia-Fortebraccio e quelli della Sezione Operativa della Compagnia di Perugia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Pesaro, nei confronti di un giovane accusato di estorsione aggravata, violenza privata e danneggiamento. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari (GIP) del capoluogo umbro, a seguito di una serie di fatti che hanno visto il giovane protagonista di atti violenti e intimidatori.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri e riferito dalla Procura di Perugia, l’indagato si sarebbe presentato a casa del compagno della madre, con l’intento di aggredirlo e minacciarlo. In pieno stato di alterazione psico-fisica, il giovane, dopo aver danneggiato arredi e suppellettili, avrebbe costretto la vittima a recarsi allo sportello bancomat per prelevare e consegnargli la somma di 300 euro. Questo episodio di estorsione si sarebbe verificato nelle scorse settimane, durante la notte.

Nei giorni successivi, il giovane sarebbe tornato alla casa della vittima, dove avrebbe posto in essere ulteriori condotte violente e intimidatorie. Tra le azioni contestate, gli investigatori hanno evidenziato anche il danneggiamento del portone blindato dell’abitazione, con lo scopo di forzare la vittima ad accoglierlo. Il suo comportamento ha creato un clima di paura e sottomissione nei confronti della persona aggredita.

Il giovane era già destinatario di un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla madre e dalla fidanzata, in quanto coinvolto in un separato procedimento penale. Nonostante questo provvedimento, l’indagato non ha rispettato le disposizioni, continuando a minacciare e aggredire la vittima.

Le immediate attività investigative condotte dai Carabinieri, supportate dall’analisi delle immagini di videosorveglianza e dalle testimonianze raccolte, hanno permesso di raccogliere elementi probatori significativi. Questi elementi hanno portato all’emissione dell’ordinanza cautelare, che ha permesso di fermare l’indagato e di tutelare la vittima dalle continue minacce.

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