I vescovi italiani si sono riuniti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, dove nella serata del 18 novembre hanno pregato per le vittime degli abusi, in un momento di raccoglimento guidato da monsignor Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vescovo delegato per il Servizio regionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale umbra. La meditazione, proposta durante la preghiera dei Vespri, ha posto al centro la necessità di tutelare le relazioni, affinché crescano in modo sano ed evitino qualsiasi forma di ambiguità.
Fin dalle prime parole, monsignor Maffeis ha evidenziato come ogni forma di mancanza di rispetto rappresenti, a vari livelli, una violenza che può assumere i tratti dello sfruttamento, del bisogno incontrollato di possesso, della corruzione e dell’offesa alla dignità della persona. L’arcivescovo ha ricordato che quando tali atti vengono inflitti a minori o persone vulnerabili, le conseguenze diventano tra le più devastanti: “Restano ferite che non conoscono prescrizione, cicatrici indelebili”, ha affermato, sottolineando la profondità del dolore che queste vittime portano con sé.
Monsignor Maffeis ha proseguito mettendo in guardia da ogni rischio di omissione o sottovalutazione, ribadendo che non è sufficiente denunciare, reprimere e condannare un crimine così grave. Gli abusi, infatti, non colpiscono solo chi li subisce, ma generano un forte impatto anche sulle famiglie e sull’intera comunità ecclesiale, che si trova spesso disorientata tra scandalo, incredulità e dubbio. Di fronte a questa realtà, ha detto, l’unica risposta possibile è il riconoscimento pieno dei fatti.
“Fa’ capire che il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il tuo dolore” ha dichiarato Maffeis, sottolineando come la Chiesa debba riconoscere la propria ferita interna, una ferita che minaccia la sua credibilità, la sua profondità profetica e la sua capacità di testimonianza. Per l’arcivescovo, l’impegno non può limitarsi a dichiarazioni formali: occorre accogliere, ascoltare e accompagnare con serietà e disponibilità chi ha subito abusi, garantendo prima di tutto che le persone vengano credute e possano ottenere giustizia.
L’arcivescovo ha poi rivolto un pensiero anche a chi queste violenze le ha commesse. In chiusura della meditazione, ha chiesto di pregare per chi si è reso responsabile di “una responsabilità tanto aberrante”, invitando la comunità ecclesiale a sostenere, con chiarezza e fermezza, il percorso di riparazione e conversione che tali persone devono intraprendere, senza sottrarre a questo processo la necessaria rigorosità.
Il momento di preghiera ad Assisi, che ha riunito i vescovi da tutta Italia, si inserisce nel più ampio impegno della Chiesa verso la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, un tema che negli ultimi anni ha ricevuto crescente attenzione. L’invito di Maffeis a una presa di responsabilità collettiva e a una cura più profonda evidenzia la volontà di affrontare il problema con serietà, trasparenza e vicinanza alle vittime, mantenendo vivo un cammino pastorale che tende alla verità e alla giustizia.