L’arcivescovo Maffeis ricorda sant’Ercolano: «Non mercenario, ma pastore coraggioso»

Durante la celebrazione del 9 novembre, omelia intensa in memoria del patrono di Perugia e dell’Università: «Servire con passione è possibile anche oggi»

Una guida sicura, un pastore fedele, un martire per il suo popolo: con queste parole, l’arcivescovo Ivan Maffeis ha reso omaggio a sant’Ercolano, durante la celebrazione liturgica tenutasi domenica 9 novembre nella chiesa a lui intitolata, in occasione della festa del patrono della Città e dell’Università degli Studi di Perugia.

Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha tracciato un forte parallelo tra la testimonianza del Santo e le sfide del presente, sottolineando come Ercolano sia stato un esempio di coraggio e dedizione, che ha saputo dare la vita per gli altri:
«Ercolano, con il tuo servizio, sei stato una guida sicura e autorevole per tutta la comunità, perché non ti sei comportato da mercenario, ma – da buon pastore – hai saputo dare la vita per le persone a te affidate e hai pagato il tuo coraggio con il martirio», ha detto Maffeis.

Un messaggio che ha messo in luce la distanza tra il modello di Ercolano e le tendenze contemporanee, dominate spesso da indifferenza, paura dell’impegno e ricerca del minimo coinvolgimento personale:
«Noi, oggi, abbiamo ben altro per la testa – ha osservato l’arcivescovo – che servizio, coraggio, il martirio… Preoccupati come siamo di non avere troppi problemi, evitiamo con cura di lasciarci coinvolgere da quello che accade attorno a noi».

Nel suo discorso, Maffeis ha anche richiamato una recente riflessione attribuita a papa Leone, che denunciava la scarsa valorizzazione del ruolo educativo e culturale di insegnanti ed educatori. Un riferimento collegato al rapporto storico e simbolico tra sant’Ercolano e l’Università di Perugia:
«Danneggiare il ruolo sociale e culturale dei formatori è ipotecare il nostro futuro», ha affermato, rivolgendosi idealmente al Santo come custode anche del mondo accademico.

La figura di Ercolano, ha proseguito l’arcivescovo, incarna ancora oggi la possibilità concreta di vivere secondo il Vangelo, anche in una società complessa e frammentata.
«Guardando a te, Ercolano, ringraziamo le tante persone che, come te, già vivono la logica del Vangelo e si impegnano con disponibilità nella terra della famiglia, in quella degli affetti e del lavoro, nella nostra Chiesa e nella nostra Città».

Un pensiero è stato rivolto anche a chi lavora per il bene collettivo:
«Custodisci, benedici e proteggi quanti hanno a cuore il bene comune: i rappresentanti delle Istituzioni, la Prima Cittadina, il Magnifico Rettore e con lui tutti coloro che contribuiscono a qualificare lo Studium generale», ha concluso Maffeis, ricordando chi si dedica non al proprio tornaconto, ma allo sviluppo, alla pace e alla convivenza civile.

La celebrazione si è così trasformata in un momento di riflessione sul ruolo della fede, del servizio e dell’impegno nella vita sociale e culturale, attraverso la memoria viva di un santo che, secoli dopo, continua a ispirare e orientare la comunità perugina.

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