In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo 2025, due figure istituzionali di primo piano in Umbria hanno preso posizione pubblica sul tema della parità di genere, della violenza sulle donne e del ruolo delle istituzioni locali. Sarah Bistocchi, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, e Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci alle pari opportunità, hanno rilasciato dichiarazioni distinte ma convergenti, denunciando ritardi strutturali e richiamando alla responsabilità politica in un anno simbolicamente rilevante: ottant’anni dal primo voto femminile in Italia.
Il caso delle consigliere di parità e la critica al decreto Meloni-Roccella
Bistocchi ha aperto la sua nota con un riferimento diretto al contesto internazionale, definendo il panorama attuale come un tempo “in cui il mondo è incendiato da conflitti e violenze”, per poi concentrarsi su una misura specifica: il decreto legislativo firmato dalla presidente Meloni e dalla ministra Roccella che ha disposto la cancellazione delle figure delle Consigliere di parità.
Secondo la presidente dell’Assemblea legislativa umbra, questo provvedimento è “emblematico di una tendenza che punta a restringere spazi, piuttosto che a difendere presidi di uguaglianza e lotta alla discriminazione”. Una critica che inquadra la norma non come un fatto isolato, ma come parte di una deriva più ampia che colpisce i meccanismi istituzionali di tutela delle donne sul lavoro.
I dati umbri: occupazione femminile e codice rosso
Sul fronte regionale, Bistocchi ha citato dati sull’occupazione femminile in Umbria: superiore alla media nazionale, ma ancora inferiore a quella maschile. Un gap che si manifesta non solo nell’accesso al lavoro, ma anche nella qualità delle posizioni ricoperte.
Ancora più allarmanti i numeri legati alla violenza di genere. I dati diffusi dal Procuratore generale Sottani sul Codice rosso registrano 1.300 procedimenti aperti in una regione di dimensioni contenute come l’Umbria. Un dato che Bistocchi definisce “un grido d’allarme che non possiamo ignorare”, aggravato dall’aumento di episodi che coinvolgono minori. Su questo fronte, la presidente dell’Assemblea individua nella cultura e nell’educazione il terreno prioritario di intervento.
Gli 80 anni dal voto alle donne e le madri costituenti
Il filo conduttore del messaggio di Bistocchi è il 1946, anno in cui le donne italiane votarono ed erano eleggibili per la prima volta, contribuendo alla nascita delle cosiddette “Madri costituenti”. Tra i nomi evocati, Adele Bei e Nilde Iotti, indicate come simbolo di coraggio e lungimiranza politica. L’8 marzo 2025 diventa così, nelle parole della presidente, occasione per richiamare un impegno ancora incompiuto: tradurre in “parità di genere concreta e reale” l’eredità di quelle donne.
Ferdinandi e l’agenda Anci: dal divario salariale ai centri antiviolenza
Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci alle pari opportunità, ha articolato il suo intervento su tre assi principali. Il primo riguarda la rappresentanza istituzionale: nei Comuni italiani oltre 44.000 amministratrici rappresentano oggi più di un terzo degli amministratori locali, con un numero di sindache in costante aumento negli ultimi decenni.
Il secondo asse è quello della parità salariale, definita “una delle sfide più importanti per il nostro Paese”. Ridurre il divario retributivo, secondo Ferdinandi, non è solo una questione di giustizia formale, ma una condizione necessaria per rafforzare l’autonomia economica delle donne e rendere più dinamica l’intera società.
Il terzo asse è il contrasto alla violenza di genere. La sindaca sottolinea il ruolo dei Comuni come primo luogo in cui questo impegno prende forma concreta, attraverso reti territoriali che coinvolgono amministrazioni, servizi sociali, scuole, centri antiviolenza e associazioni. L’obiettivo dichiarato è duplice: prevenire la violenza e sostenere le donne nei percorsi di uscita dall’abuso.
La qualità democratica si misura sulla libertà delle donne
Entrambe le dichiarazioni convergono su un punto centrale: la qualità democratica di un Paese non può essere misurata prescindendo dalla libertà effettiva delle donne e dalla capacità delle istituzioni di garantire condizioni reali di autonomia, sicurezza e partecipazione. L’8 marzo 2025, nell’anno degli 80 anni dal suffragio femminile, rappresenta per le istituzioni umbre non una celebrazione simbolica, ma un richiamo a un impegno che deve attraversare tutto l’anno.