La Cgil Umbria ha avanzato venerdì 27 febbraio, durante la tavola rotonda “Un nuovo sviluppo economico per l’Umbria” tenutasi nell’aula magna del Dipartimento di Scienze agrarie di Perugia, una proposta concreta per invertire il declino strutturale della regione: un Patto per lo sviluppo e il lavoro, con struttura tripartita composta da Regione, parti sociali e sistema produttivo. L’iniziativa è stata presentata dalla segretaria generale Maria Rita Paggio e dal segretario Andrea Corpetti davanti a istituzioni, rappresentanti di Confindustria, docenti universitari e ricercatori.
Il cuore della proposta è la creazione di “un luogo stabile di confronto per monitorare l’occupazione, valutare l’impatto sociale degli investimenti, governare i fondi europei e il Pnrr e definire obiettivi verificabili”, come hanno spiegato i dirigenti sindacali. Una visione in cui “la concertazione” rappresenta “uno strumento di democrazia economica“.
Un quadro socio-economico in deterioramento
I lavori si sono aperti con la relazione introduttiva di Elisabetta Tondini, ricercatrice dell’Agenzia Umbria Ricerche, che ha documentato il grave deterioramento del tessuto socio-economico regionale accumulato nel corso di molti anni. I dati emersi hanno costituito la cornice entro cui si è sviluppato l’intero dibattito.
Paggio e Corpetti hanno tradotto quei dati in una diagnosi precisa: “L’Umbria soffre di problemi strutturali che il sindacato non può ignorare: calo demografico e invecchiamento della popolazione, emigrazione di giovani qualificati, bassa produttività media delle Pmi, fragilità infrastrutturale e logistica, crisi dei settori industriali energivori e diffusione del lavoro precario e povero“. Per il sindacato non si tratta di una crisi congiunturale, ma di “una trasformazione profonda che richiede una politica industriale regionale attiva, una nuova stagione di contrattazione e un protagonismo delle parti sociali”.
Le proposte settoriali della Cgil
Oltre all’architettura istituzionale del Patto, la Cgil Umbria ha presentato proposte articolate per ogni singolo comparto economico e ambito sociale. Tra le misure indicate figura, a titolo esemplificativo, l’introduzione di clausole sociali vincolanti per la concessione di finanziamenti pubblici, uno strumento pensato per condizionare l’accesso alle risorse pubbliche al rispetto di standard occupazionali e contrattuali.
La posizione del sindacato è netta sul modello di sviluppo: “Non abbiamo bisogno di competizione al ribasso, ma di una nuova stagione di giustizia sociale“. Paggio e Corpetti hanno escluso qualsiasi disponibilità verso modelli fondati su “dumping contrattuale, precarietà e compressione salariale”, rivendicando invece “un progetto politico e sociale fondato sulla centralità del lavoro stabile, sicuro e ben retribuito“.
Il confronto con imprese, università e istituzioni
Al dibattito hanno preso parte figure chiave del sistema regionale. Simone Cascioli, direttore di Confindustria Umbria, ha portato la prospettiva del sistema produttivo, mentre Gaetano Martino, professore di economia agraria all’Università degli studi di Perugia, ha offerto una lettura accademica delle dinamiche in atto. Luigi Giove, segretario nazionale della Cgil, ha inquadrato la situazione umbra all’interno del più ampio contesto nazionale.
L’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti ha accolto positivamente la proposta sindacale: “Questo è il momento di serrare le fila e respiro un atteggiamento positivo del sindacato per costruire insieme un patto per lo sviluppo: le basi ci sono tutte poiché abbiamo ora la fase della riprogrammazione e messa a terra di risorse importanti entro il 2027”. De Rebotti ha anche citato le opportunità legate alla Zes (Zona economica speciale), su cui “istituzioni e parti sociali devono fungere da locomotori, affinché rappresenti un punto di svolta”. L’assessore ha annunciato la prossima riconvocazione del tavolo regionale sulle tematiche dello sviluppo.
Una finestra sulla nuova programmazione europea
Il tema delle risorse europee emerge come variabile decisiva nell’equazione umbra. Il riferimento alla riprogrammazione dei fondi entro il 2027 e alla successiva “nuova programmazione ancora da costruire” delineano un orizzonte temporale in cui le scelte compiute oggi potranno condizionare lo sviluppo regionale per il decennio successivo. La proposta della Cgil punta a strutturare la governance di questi flussi finanziari attraverso un tavolo permanente, evitando che le risorse vengano allocate senza un quadro condiviso di priorità sociali e produttive.
