Filt Cgil e Uil Trasporti Umbria hanno espresso “profonda preoccupazione e netta contrarietà” in merito alle indiscrezioni che prospettano un drastico ridimensionamento del settore tecnico, organizzativo e manutentivo delle infrastrutture ferroviarie a Perugia. Al centro della vicenda vi sarebbe una decisione attribuita a Rfi che, se confermata, comporterebbe l’accentramento di attività oggi svolte nel capoluogo verso altre sedi regionali, in particolare Foligno. La presa di posizione è stata diffusa nelle ultime ore dalle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto un confronto immediato con l’azienda e le istituzioni.
Secondo le sigle, l’ipotesi di riorganizzazione rappresenterebbe “un inedito passo indietro rispetto agli impegni presi” e inciderebbe sulla funzionalità del sistema di gestione del comparto manutentivo ferroviario regionale. Nel mirino finisce quella che viene definita una scelta inefficiente, in contrasto con gli accordi sottoscritti negli anni scorsi.
Nel dettaglio, i sindacati richiamano l’intesa del 10 gennaio 2024, anche per quanto riguarda il contratto di lavoro e la soglia anagrafica di trasferibilità del personale, oltre all’accordo siglato nel 2019 con Rfi per la riapertura della linea ex Fcu, la Sansepolcro-Terni via Perugia/Todi. In quell’occasione, ricordano Filt Cgil e Uil Trasporti, era stato stabilito un principio di equilibrio strategico con l’istituzione a Perugia di tre unità manutentive specialistiche di Rfi, che oggi contano complessivamente circa 40 dipendenti tra quadri e impiegati, esclusi gli operai.
Tale assetto organizzativo, sottolineano le organizzazioni sindacali, riconosceva la centralità geografica e operativa del capoluogo di Regione lungo l’asse ferroviario umbro, garantendo un bilanciamento con le tre unità già operative a Foligno. L’eventuale smantellamento dei presidi perugini, con conseguente accentramento delle attività, verrebbe interpretato come una perdita di equilibrio e di efficienza complessiva.
“Saremmo di fronte a un paradosso – affermano Filt Cgil e Uil Trasporti – perché da un lato si parla di investimenti sulla linea, dall’altro si procederebbe a un depotenziamento logistico”. Le sigle evidenziano come la rete ferroviaria regionale sia interessata da interventi di potenziamento e rilancio, mentre sul piano organizzativo si profilerebbe una riduzione delle strutture tecniche nel capoluogo.
Secondo la ricostruzione sindacale, l’ipotesi di accentrare le funzioni a Foligno risulterebbe “del tutto priva di logica tecnica e operativa”, poiché comporterebbe un allontanamento dell’apparato organizzativo dalle squadre di manutenzione e dai tratti di competenza. Una scelta che, sempre secondo le organizzazioni, determinerebbe un aumento dei tempi di intervento e dei costi logistici, incidendo sull’efficienza del servizio.
Accanto agli aspetti tecnici, viene segnalato anche un possibile impatto occupazionale. “Decine di maestranze verrebbero costrette a una mobilità forzata verso Foligno – affermano le sigle sindacali – per ogni banale esigenza, ignorando le professionalità consolidate nel territorio del capoluogo”. Un’eventualità che, a loro giudizio, aggraverebbe il disagio dei lavoratori proprio in vista della prossima riapertura integrale della linea ex Fcu.
Le organizzazioni ribadiscono la propria “totale indisponibilità a trattare su un progetto che svuota Perugia di competenze e funzioni essenziali”, sostenendo che un eventuale sviluppo dovrebbe coinvolgere anche Terni, indicata come nodo strategico con la riattivazione completa della linea.
Filt Cgil Umbria ha quindi chiesto l’apertura di un confronto immediato con i vertici di Rfi, con la Regione e con il Comune di Perugia, affinché venga riesaminato il piano ipotizzato. L’obiettivo dichiarato è evitare un ridimensionamento che, secondo le sigle, rischierebbe di indebolire il sistema ferroviario regionale nel suo complesso.