Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, ha fatto recapitare nelle ultime ore l’avviso di conclusione indagini a tre membri della cooperativa Borgorete di Perugia: la coordinatrice della cooperativa e due operatori. L’accusa è quella di favoreggiamento per aver ostacolato le indagini, omesso informazioni significative e dichiarato circostanze non vere in merito al caso legato alla possibile diffusione di fentanyl.
L’allarme Fentanyl: le origini del caso
L’allarme sul fentanyl, un oppioide 100 volte più potente della morfina e responsabile di migliaia di vittime negli Stati Uniti, era stato lanciato a Perugia ad aprile del 2024. La questione era emersa dopo che una tossicodipendente aveva portato un residuo di dose, lamentando effetti particolarmente gravi. La cooperativa Borgorete, tramite l’Unità di strada, aveva preso in carico il campione e lo aveva consegnato al laboratorio di medicina legale di Perugia per l’analisi.
Il Dipartimento delle Politiche Antidroga aveva immediatamente diramato un’allerta nazionale sulla possibile diffusione del fentanyl, che allarmava per la sua potenza letale. Il procuratore Cantone, però, aveva dichiarato, dopo lunghe indagini, che non c’era alcuna traccia di fentanyl nei campioni analizzati. “Non c’è nessun caso fentanyl“, aveva detto, chiarendo che le analisi non avevano riscontrato tracce di tale sostanza in altre dosi di droga sequestrate dalla polizia.
Le indagini e le difficoltà con la cooperativa
Durante le indagini, la polizia aveva effettuato un lavoro meticoloso, con agenti sotto copertura e il monitoraggio del dark web, ma non erano emerse altre tracce di fentanyl nelle droghe acquistate o sequestrate. Inoltre, l’analisi del campione di residuo mostrò una composizione di 50% eroina, 30% codeina, 15% diazepam, e 5% fentanyl, con percentuali particolarmente sospette, in quanto le dosi di eroina solitamente non superano il 13%.
Cantone ha spiegato che l’indagine aveva avuto difficoltà per via della mancata collaborazione da parte della cooperativa: “La persona non ha confermato quanto dichiarato dagli operatori della cooperativa riguardo agli effetti della dose”, aggiungendo che le percentuali nel campione erano matematicamente “troppo nette e precise”, il che aveva suscitato molte perplessità.
La conclusione delle indagini
Ad ottobre 2024, Cantone aveva già annunciato che le indagini non si sarebbero concluse a breve, sottolineando la necessità di comprendere la provenienza della dose sospetta. Con la conclusione delle indagini, adesso sono stati accusati tre operatori della cooperativa, che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito ad ostacolare il lavoro investigativo, non fornendo informazioni complete e rendendo dichiarazioni non veritiere.