Sarà l’Umbria il primo territorio in Italia a sperimentare concretamente un algoritmo predittivo antimafia basato sull’intelligenza artificiale, sviluppato per individuare imprese potenzialmente esposte a infiltrazioni della criminalità organizzata. Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Assemblea legislativa regionale dell’Umbria e l’Università di Padova, è stato presentato in conferenza stampa a Perugia e punta a rafforzare gli strumenti di prevenzione nel contrasto alle mafie nell’economia pubblica e privata.
L’obiettivo dell’iniziativa è aprire nuove prospettive nello studio e nella prevenzione dei fenomeni di infiltrazione, attraverso attività di ricerca, analisi e sperimentazione applicata. La presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, ha sottolineato il valore istituzionale dell’accordo: “Istituzioni politiche e comunità accademica collaborano per mettersi al servizio della comunità su un tema delicato, perché l’Umbria non è esente da infiltrazioni economiche mafiose nei territori. Non dobbiamo rimanere indietro come istituzioni rispetto ad una criminalità organizzata che invece cammina”.
Il progetto sarà calibrato specificamente sulla realtà umbra, come spiegato da Fabrizio Ricci, presidente della Commissione antimafia della Regione Umbria. “Questo progetto sta riscuotendo grande attenzione e il merito è del professore Antonio Parbonetti dell’Università di Padova che da tempo lavora a questo modello di ricerca che punta a comprendere il vero radicamento delle mafie”, ha dichiarato Ricci, evidenziando come la collaborazione stia già producendo effetti in termini di reti e sinergie istituzionali.
Il presidente della Commissione ha ricordato gli incontri già avviati con il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Sergio Sottani, e con il comandante regionale della Guardia di Finanza dell’Umbria, Francesco Mazzotta, precisando che “l’obiettivo è una conoscenza maggiore del fenomeno e non sostituirsi al lavoro delle autorità competenti”.
I dati richiamati durante la presentazione delineano un quadro significativo: in Umbria risultano numerosi beni confiscati alle mafie e, secondo Bankitalia, nel 2024 sono state 1.366 le operazioni sospette di riciclaggio segnalate, per un ammontare complessivo di circa un miliardo di euro, con 1.500 imprese potenzialmente a rischio.
L’algoritmo, illustrato dal professor Antonio Parbonetti, ordinario del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali e prorettore dell’Università di Padova, attribuisce un indice di rischio alle imprese, segnalando la possibile esposizione a collegamenti con la criminalità organizzata. “Questo algoritmo finora è stato applicato per motivi di ricerca e per delle relazioni istituzionali già avviate, ma questa è la prima applicazione in maniera sperimentale su un territorio regionale e la prima vera collaborazione con una Regione”, ha spiegato Parbonetti.
La sperimentazione avrà una durata iniziale di un anno, al termine del quale sarà consegnata una mappa di conoscenza del rischio di infiltrazione sul territorio regionale. “Ci siamo dati tempo un anno per fare una prima analisi e per consegnare questa mappa di conoscenza”, ha aggiunto il professore, evidenziando come le mafie siano ormai “tecnologicamente avanzate, utilizzano tutti gli strumenti più moderni e quindi bisogna fare la stessa cosa, usare strumenti nuovi per riuscire a leggere i fenomeni”.