È stato presentato ieri a Palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, il progetto internazionale di ricerca dal titolo “Il gioco come pratica educativa tra mutamenti pedagogici e inclusione scolastica. Un’analisi longitudinale dal 1952 ai giorni nostri”, coordinato dalla prof.ssa Cristina Gaggioli, direttrice del Centro di Ricerca Maria Montessori (CeRiMM). L’iniziativa mira a studiare l’evoluzione delle pratiche di gioco infantile negli ultimi settant’anni, replicando una storica indagine avviata da Maria Montessori nel 1952.
Il progetto prende avvio dal recente ritrovamento, negli archivi dell’Ateneo perugino, di un fondo originale di questionari compilati da bambini umbri tra i 3 e i 14 anni. I documenti, risalenti al 1952, raccolgono informazioni sui giochi preferiti, la frequenza delle attività ludiche e altri aspetti legati all’esperienza educativa dell’infanzia. Un patrimonio archivistico che ha offerto l’opportunità di riattivare lo studio in chiave contemporanea, mantenendo la medesima struttura metodologica.
L’obiettivo della ricerca è replicare e aggiornare l’indagine montessoriana nei contesti educativi attuali, sia a livello nazionale sia internazionale, per comprendere come siano cambiate nel tempo le modalità di gioco e quale ruolo esse assumano oggi nei processi di inclusione scolastica e trasformazione pedagogica. L’analisi si propone di mettere a confronto dati raccolti a distanza di oltre settant’anni, configurando un’analisi longitudinale unica nel suo genere.
In qualità di Principal Investigator, la professoressa Gaggioli, insieme alla dottoranda Claudia Lafranconi, ha invitato scuole ed enti del territorio umbro a partecipare attivamente al progetto. La collaborazione prevede la somministrazione degli stessi questionari utilizzati nel 1952, rivolti a bambini della medesima fascia d’età, così da garantire una comparabilità diretta tra i dati storici e quelli contemporanei.
Il progetto ha già assunto una dimensione globale, coinvolgendo scuole ed educatori in Europa, Asia, Nord e Sud America, Africa e Australia. Una rete internazionale che consentirà di ampliare l’analisi anche alle differenze culturali e ai diversi modelli educativi adottati nei vari Paesi, offrendo una prospettiva comparativa sulle trasformazioni del gioco infantile nel mondo.
Alla presentazione hanno preso parte numerose rappresentanze istituzionali e scolastiche del territorio. Per il Comune di Perugia erano presenti l’assessora all’Istruzione Francesca Tizi e la coordinatrice pedagogica Samantha Bonucci; per il Comune di Gubbio, la coordinatrice pedagogica Arianna Guzzoni, in rappresentanza dell’assessora Lucia Rughi. Per l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria ha partecipato il dirigente tecnico Fabiano Paio.
Tra le scuole coinvolte erano presenti il Secondo Circolo Didattico “Aldo Moro” di Gubbio, rappresentato dalle insegnanti Mara Gaggioli e Arianna Cecchini per la dirigente Maria Gioia Pierotti, l’Istituto Comprensivo Sigillo con la dirigente Rosa Goracci, e l’ente Santa Croce, rappresentato da Sara Belia e Matteo Ferroni.
Il progetto si configura come un’importante occasione di collaborazione tra università, istituzioni e scuole, rafforzando il legame tra ricerca accademica e pratica educativa. Al centro dell’iniziativa vi è la volontà di approfondire scientificamente il valore educativo del gioco, considerato non solo come attività ricreativa ma come strumento di crescita, apprendimento e inclusione.
Attraverso il confronto tra i dati del 1952 e quelli raccolti oggi, la ricerca intende offrire un contributo significativo alla riflessione sulle trasformazioni della scuola contemporanea, evidenziando come il gioco continui a rappresentare un elemento chiave nei processi educativi e nello sviluppo delle competenze relazionali e cognitive dei bambini.