La professoressa di sostegno di un istituto del comprensorio spoletino, accusata di maltrattamenti aggravati nei confronti di una giovane alunna con disabilità, è stata rinviata a giudizio. La decisione è stata presa ieri dal giudice Maria Silvia Festa, al termine dell’udienza preliminare svoltasi al Tribunale di Spoleto. Il dibattimento inizierà il prossimo 9 luglio, con la giudice Federica Fortunati presiedendo il processo.
La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata dalla pm Federica Filippi, ed è stata accolta dal giudice. L’insegnante dovrà rispondere dell’accusa di maltrattamenti nei confronti di una studentessa affetta da autismo infantile, che per mesi – secondo quanto riportato nell’accusa – sarebbe stata minacciata e denigrata dalla professoressa. La giovane, infatti, sarebbe stata costretta a rimanere isolata in una stanza a lei dedicata, lontano dai compagni di classe, con il rischio che tutto ciò abbia compromesso i progressi terapeutici ottenuti negli anni precedenti.
I genitori della ragazza, assistiti dall’avvocato Antonio Francesconi, hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento penale, ma hanno annunciato di voler agire in sede civile. L’avvocato ha spiegato che l’azione legale civile si concentrerà sulla responsabilità dell’istituto scolastico, in quanto la scuola avrà il compito di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare che si verificassero i maltrattamenti. “La responsabilità della scuola è di natura contrattuale“, ha sottolineato il legale, aggiungendo che una volta ottenute le relazioni del consulente psichiatra, si potrà quantificare il danno psichico subito dalla famiglia.
Nel frattempo, il legale della professoressa, Alberto Maria Onori, ha commentato il rinvio a giudizio, dichiarando che in questa fase procedurale il giudice ha scelto la strada del rinvio invece di chiudere il caso, pur sottolineando la posizione della difesa, che ritiene inesistente il reato. “La nostra richiesta era quella di non luogo a procedere“, ha detto Onori, lamentando l’andamento del processo e auspicando un cambiamento nel codice di procedura penale.
Secondo l’accusa, l’insegnante avrebbe allontanato la ragazza dai compagni, costringendola a stare isolata in una stanza. I comportamenti violenti sarebbero stati documentati tramite telecamere installate dai carabinieri, che avrebbero ripreso episodi di pizzicotti, schiaffi e tirate di capelli. Nonostante questi riscontri, il gip Luca Cercola aveva inizialmente rigettato la richiesta di applicazione della misura interdittiva, ritenendo che “gli atti raccolti non depongano univocamente per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza”. Tuttavia, non sono state escluse altre possibili soluzioni in futuro.