I consiglieri regionali di opposizione in Umbria hanno diffuso un comunicato durissimo contro il patto dell’Italia Mediana siglato dalla presidente Stefania Proietti con il governatore toscano Eugenio Giani. L’accordo viene definito una “certificazione di subalternità” che sacrifica gli interessi umbri alle logiche del centrosinistra. Le critiche si concentrano principalmente sulla gestione dell’alta velocità, della risorsa idrica di Montedoglio e della mobilità sanitaria.
Il documento, firmato da Enrico Melasecche, Donatella Tesei, Eleonora Pace, Paola Agabiti, Matteo Giambartolomei, Laura Pernazza, Andrea Romizi e Nilo Arcudi, contesta punto per punto i contenuti dell’intesa tra le due regioni.
Alta velocità e Medioetruria: il nodo Creti-Rigutino
La questione più controversa riguarda il tracciato dell’alta velocità e la stazione della Medioetruria. L’opposizione rivendica l’esistenza di un accordo precedente, firmato durante il governo Draghi con l’ex ministro Giovannini e l’allora amministratore delegato di RFI Vera Fiorani, che aveva istituito un tavolo tecnico paritetico.
Secondo i consiglieri, lo studio condotto da RFI avrebbe individuato Creti come soluzione ottimale attraverso un algoritmo con parametri condivisi da entrambe le delegazioni regionali. La scelta terrebbe conto anche degli interessi del perugino e della fascia centrale umbra. Il CIPESS aveva già stanziato 10 milioni di euro per la progettazione, con previsione di apertura del cantiere e conclusione dei lavori entro il 2029.
Il presidente Giani viene accusato di voler rimettere in discussione questa decisione, tornando a parlare di Rigutino e altre location “senza alcuna logica trasportistica”. La presidente Proietti avrebbe accettato “supinamente” questa posizione, condannando l’Umbria a “scelte che pagheremo noi ma soprattutto le future generazioni”.
La critica alle fermate multiple dell’alta velocità
L’opposizione definisce “demagogica e irrealistica” la richiesta di moltiplicare le fermate dell’alta velocità sul territorio. I Frecciarossa, con oltre 600 posti, funzionerebbero secondo piani economico-finanziari legati alla bigliettazione. Moltiplicare le fermate significherebbe perdere competitività, creare concorrenza tra i treni stessi e renderli antieconomici.
I costi aggiuntivi ricadrebbero sulle Regioni e sui contribuenti per favorire “poche centinaia di utenti frazionati in tante improbabili location”. Il documento sottolinea che Trenitalia, società con bilancio pubblico, non potrebbe sostenere milioni di perdite per “pretese politiche tecnicamente sconclusionate”, mentre l’Europa impone la concorrenza per l’utilizzo delle tracce della direttissima ormai satura.
Montedoglio: “Nessun regalo dalla Toscana”
Sul tema dell’acqua di Montedoglio, l’opposizione sostiene che l’invaso non sia proprietà della Regione Toscana ma un bene demaniale dello Stato, gestito dall’EAUT (Ente Agricolo Umbro Toscano). L’utilizzo dell’acqua in surplus sarebbe già disciplinato da accordi precedenti, sottoscritti grazie all’intervento dell’Autorità di bacino dell’Appennino Centrale.
Inserire nel patto un accordo preesistente rappresenterebbe “solo un’operazione di facciata volta a giustificare la vergognosa bandiera bianca sull’operazione Medio Etruria” condotta con maggiore fermezza dalla precedente amministrazione.
Sanità: timori per la mobilità passiva
In ambito sanitario, l’opposizione paventa l’intenzione di dirottare i pazienti umbri dell’Altotevere e del Trasimeno verso le strutture ospedaliere toscane, a causa delle liste d’attesa infinite o bloccate nella regione. Questo determinerebbe un aumento dei disagi e dei costi per i cittadini, oltre a un incremento della mobilità sanitaria passiva che nel 2025 avrebbe già consumato 50 milioni di euro di risorse regionali.
Il comunicato evidenzia come positivo il fatto che non si parli più della cessione del servizio di elisoccorso Nibbio alla Toscana, definendo questo passo indietro come frutto dell’allarme lanciato dal centrodestra.
Il documento si chiude con un appello “a tutti gli umbri di buona volontà che non intendono abdicare al proprio ruolo di cittadini consapevoli” per contrastare quella che viene definita una “deriva” che indebolisce e marginalizza definitivamente la regione.