La provincia di Perugia chiude il 2025 con un saldo positivo di 197 imprese, registrando una crescita dello 0,28% che però risulta nettamente inferiore alla media nazionale dello 0,96%. È quanto emerge dal report Movimprese di Infocamere, elaborato su dati della Camera di Commercio dell’Umbria, che fotografa un tessuto imprenditoriale in espansione ma con difficoltà strutturali rispetto al resto del Paese.
Il dato, seppur in miglioramento dopo il segno negativo del 2024, colloca la provincia perugina in una posizione di crescita limitata. A livello regionale l’Umbria si attesta al 14° posto su 20 regioni, con un incremento complessivo di 273 aziende pari allo 0,3%, oltre il triplo in meno rispetto al dato italiano che registra +56.599 imprese attive.
Il confronto con Terni e il quadro regionale
Nel confronto provinciale, Perugia cresce meno di Terni, che segna un +0,35% con 76 nuove imprese. Un divario che testimonia dinamiche differenti tra i due territori umbri, nonostante il capoluogo concentri numericamente il maggior numero di nuove attività in termini assoluti.
Le imprese attive nella provincia perugina mostrano un incremento leggermente superiore rispetto a quelle semplicemente registrate (+0,35% contro +0,30%), segnale di una maggiore pulizia dei registri camerali e del ritorno operativo di aziende formalmente iscritte ma inattive negli anni precedenti.
Società di capitali: crescita sotto il benchmark nazionale
Prosegue l’evoluzione verso forme societarie più strutturate, ma a ritmi insufficienti. Nel 2025 le società di capitali attive crescono del 3,3% in Umbria, contro il +4,5% della media nazionale. L’incidenza sul totale delle imprese umbre si ferma al 24,9%, ben al di sotto del 29,3% registrato nel resto d’Italia.
Questo divario evidenzia come imprese individuali e società di persone continuino a rappresentare la maggioranza del tessuto produttivo perugino, con difficoltà nel passaggio a modelli organizzativi più solidi e orientati alla crescita dimensionale.
Commercio in crisi: 315 chiusure a Perugia
Il dato settoriale più critico riguarda il commercio, che nella provincia di Perugia perde 315 imprese tra il 2024 e il 2025. Le chiusure superano ampiamente le nuove aperture, riflettendo una ristrutturazione profonda del settore e una domanda dei consumi ancora debole nonostante la spinta del turismo.
Nel 2025 in Umbria i consumi pro capite crescono dell’1,1% rispetto all’anno precedente: un incremento modesto se confrontato con l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese, ma allineato alla media nazionale.
Anche il manifatturiero registra una flessione significativa con 154 imprese in meno a Perugia. Arretrano inoltre le costruzioni e i servizi immobiliari, confermando le difficoltà dei settori tradizionali dell’economia provinciale.
Segnali positivi dai servizi innovativi
A sostenere il bilancio complessivo interviene il terziario avanzato. Si registra infatti una crescita di 40 imprese nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, considerato uno degli indicatori chiave dell’innovazione e della capacità di adattamento del sistema produttivo alle sfide della transizione digitale ed ecologica.
Un segnale incoraggiante che tuttavia non compensa ancora il divario strutturale della provincia di Perugia rispetto ai territori più dinamici del Paese. La crescita, pur presente, appare insufficiente per colmare il gap con le aree italiane che crescono a ritmi più sostenuti.
La visione della Camera di Commercio
“I numeri ci dicono che l’Umbria cresce, ma lo fa con una velocità che resta insufficiente rispetto alla media nazionale. A pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, un tema che non riguarda solo la nostra regione ma che incide ovunque sulla capacità delle imprese di investire e consolidarsi”, dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.
“Il dato del commercio in difficoltà va letto in questo contesto e richiede attenzione e strumenti adeguati. Allo stesso tempo, segnali positivi arrivano dall’aumento delle imprese nei servizi professionali, scientifici e tecnici, che indicano una direzione chiara sul fronte dell’innovazione. È su questa capacità di rinnovamento che va costruita una crescita più solida e duratura per il sistema produttivo umbro”, conclude Mencaroni.