Laura Papadia, fu omcidio volontario: chiesto il rinvio a giudizio per il marito

La Procura chiede l'omicidio volontario aggravato per la morte di Laura Papadia, strangolata nell'appartamento di centro il 26 marzo

La Procura di Spoleto ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Nicola Gianluca Romita, accusato di aver ucciso la moglie Laura Papadia il 26 marzo scorso. Il femminicidio della donna, 36enne di origini palermitane, si è consumato nell’appartamento che la coppia condivideva nel centro storico della città umbra. Il documento, firmato dal procuratore Claudio Cicchella che ha coordinato le indagini con il sostituto procuratore Alessandro Tana, giunge dopo la chiusura delle indagini avvenuta a metà novembre.

Le accuse contro l’imputato

All’uomo viene contestato l’omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, ma non la premeditazione. Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato al culmine di una violenta lite tra i coniugi. Durante lo scontro, il 48enne avrebbe scaraventato a terra la vittima, per poi strangolarla a mani nude e utilizzando un indumento appartenente alla donna stessa.

La dinamica dei soccorsi

Dopo l’omicidio, Romita ha contattato telefonicamente la sua ex moglie, residente in Sardegna, che ha immediatamente allertato il numero di emergenza 112. I carabinieri hanno inizialmente effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Senigallia, dove la coppia aveva vissuto in precedenza, prima di raggiungere l’appartamento spoletino teatro del crimine.

Nel frattempo, l’uomo si era recato al celebre Ponte delle Torri di Spoleto, minacciando di togliersi la vita. Le forze dell’ordine sono riuscite a dissuaderlo dal gesto estremo e hanno quindi proceduto al fermo dell’indagato. Romita ha successivamente ammesso di aver commesso l’omicidio della moglie ed era pronto a fuggire all’estero.

L’udienza preliminare

Il giudice per l’udienza preliminare di Spoleto ha già fissato la data del 10 febbraio prossimo per l’udienza preliminare. All’appuntamento in tribunale parteciperanno come parti offese i familiari della vittima 36enne, che potranno costituirsi parte civile nel procedimento. Presente anche l’associazione “Per Marta e per tutte“, organizzazione che si occupa della tutela delle donne vittime di violenza, che affiancherà i congiunti di Laura Papadia nel percorso giudiziario.

Il percorso investigativo

L’iter processuale è stato avviato subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita della donna nell’abitazione spoletina. Gli inquirenti hanno raccolto elementi probatori che hanno portato alla formulazione dell’accusa di omicidio aggravato, escludendo tuttavia l’ipotesi della premeditazione. La ricostruzione degli investigatori indica che il gesto omicida sia scaturito in modo estemporaneo durante il litigio, sebbene l’aggravante del legame matrimoniale configuri una circostanza che inasprisce la posizione dell’indagato.

La vicenda si inserisce nel drammatico contesto dei femminicidi in Italia, fenomeno che continua a registrare numeri allarmanti. Il caso di Laura Papadia ha scosso la comunità spoletina e riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e protezione delle donne a rischio.

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