Università di Perugia tra le meno aperte alla mobilità: Stranieri al top in Italia

Secondo i dati del MUR, l’Università per Stranieri di Perugia è tra le più “aperte” del Paese, mentre l’Ateneo principale resta sotto la nuova soglia di mobilità in arrivo

Università di Perugia

L’Umbria accende i riflettori su due modelli opposti di apertura accademica. Secondo gli ultimi dati – ancora parziali – elaborati dal ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito della programmazione triennale 2022–2024, emergono differenze significative tra i due principali atenei della regione.

Da un lato, l’Università per Stranieri di Perugia si conferma tra le realtà più dinamiche e attrattive a livello nazionale, dall’altro l’Università degli Studi di Perugia si posiziona tra gli atenei più “chiusi” d’Italia in termini di mobilità accademica.

L’Università per Stranieri tra le prime tre in Italia

Secondo i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, nel triennio in esame il 51,28% del personale docente, ricercatori e assegnisti dell’Università per Stranieri proveniva da altri atenei italiani. Una percentuale che la colloca sul podio nazionale, dietro soltanto a:

  • Università di Modena-Reggio Emilia (63,19%)

  • Università del Piemonte Orientale (51,38%)

Il risultato evidenzia un forte grado di apertura esterna, segnale positivo di mobilità accademica, scambio di competenze e attrattività del contesto universitario di Palazzo Gallenga, sede storica dell’ateneo.

Università degli Studi di Perugia sotto la soglia futura del 25%

Situazione ben diversa per l’Università di Perugia, che si colloca al 52° posto su 61 atenei statali italiani per quota di mobilità. La percentuale di personale accademico non proveniente dall’interno dello stesso ateneo è del 24,08%. Un dato che rispetta l’attuale soglia minima del 20%, ma non raggiunge la nuova soglia del 25% prevista dalla prossima legge in fase di approvazione parlamentare.

Il ministero guidato da Anna Maria Bernini si prepara infatti a innalzare al 25% la quota minima di reclutamento esterno nella nuova programmazione triennale. Un cambiamento che per molti atenei italiani non comporta problemi: 49 su 61 sono già oltre questa soglia, e 58 sono comunque sopra il 20% attualmente in vigore.

Gli atenei meno aperti alla mobilità

L’Università di Perugia si trova quindi nella parte bassa della classifica, ma non è l’ateneo con la percentuale più bassa. Nella “zona rossa” figurano:

  • Università di Cagliari (18,23%)

  • Politecnico di Bari (19,24%)

  • Università di Cassino (19,53%)

  • Iuav di Venezia (20,24%)

  • Università di Genova (20,34%)

  • Politecnica delle Marche (20,76%)

  • Università di Camerino (23,08%)

  • Campania-Vanvitelli (23,91%)

  • Mediterranea di Reggio Calabria (24%)

Perugia “chiusa”? L’ateneo dovrà adeguarsi alla nuova soglia

L’Ateneo perugino dovrà quindi affrontare un supplemento di sforzo per adeguarsi alla soglia del 25%, che rappresenterà il nuovo minimo legale nella strategia nazionale per favorire l’apertura, la trasparenza e la mobilità tra università.

Una sfida che implica una revisione delle politiche di reclutamento e una maggiore attenzione all’inserimento di profili esterni – italiani e stranieri – che possano arricchire il panorama accademico locale con nuove competenze e visioni interdisciplinari.

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