La sindaca Vittoria Ferdinandi è intervenuta pubblicamente sulla cosiddetta questione Hannoun, dopo la presentazione di due interrogazioni da parte dei gruppi di opposizione che chiedono “chiarezza”. La prima cittadina ha affidato la sua posizione a un lungo post pubblicato sui social, annunciando di aver chiesto alla Presidente del Consiglio comunale che le interrogazioni siano inserite all’ordine del giorno del primo Consiglio comunale utile, per un chiarimento nelle sedi istituzionali.
Nel messaggio, Ferdinandi afferma che le “insinuazioni” sulla sua persona e l’uso politico di un’indagine giudiziaria non possono essere piegati a fini propagandistici. Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza del confronto democratico, definendolo una prerogativa essenziale delle istituzioni e ribadendo la volontà di esercitarlo nel luogo deputato, cioè il Consiglio comunale.
La sindaca evidenzia come l’opposizione abbia formalizzato le interrogazioni in Consiglio, ma, a suo avviso, non abbia evitato di “fare propaganda sui media”, alimentando un dibattito costruito su insinuazioni e non sul confronto istituzionale. Proprio per questo, ritiene corretto che la discussione avvenga nella sede consiliare, con tempi rapidi e regole chiare, per riportare la vicenda in un quadro istituzionale.
Nel post viene inoltre annunciato un passaggio sul piano legale: Ferdinandi riferisce che i suoi legali stanno verificando con attenzione ogni affermazione pubblica che possa risultare lesiva nei suoi confronti, nei confronti dei componenti della Giunta e, soprattutto, dell’onore dell’istituzione che rappresenta. Un punto che, nelle intenzioni, mira a tutelare non solo la persona, ma anche l’immagine del Comune e del ruolo istituzionale della sindaca.
Sul merito politico, Ferdinandi rivendica il proprio impegno a sostegno dei diritti del popolo palestinese, definendolo pubblico, coerente e trasparente, espresso apertamente nel dibattito politico e in Consiglio comunale. Sottolinea che tale impegno si colloca nei valori costituzionali di pace, autodeterminazione dei popoli e tutela dei diritti umani, precisando di non aver mai agito con ambiguità o “retropensieri”.
Nel testo, la sindaca ribadisce anche un principio legato alla libertà di partecipazione: partecipare a manifestazioni pubbliche, scrive, è un diritto garantito dalla Costituzione. Aggiunge che le iniziative a cui ha preso parte erano regolarmente autorizzate, con le Questure informate su organizzazione, promotori e presenze. Mettere in discussione questo elemento, afferma, significa mettere in discussione il funzionamento stesso dello Stato di diritto.
Il punto più netto del post riguarda il rapporto personale con Mohammad Hannoun. Ferdinandi dichiara di non averlo mai conosciuto e di non aver mai avuto con lui rapporti diretti o indiretti. Sostiene inoltre di aver appreso della sua esistenza e dell’indagine solo tramite notizie di stampa, dopo l’arresto, respingendo come strumentali e politicamente scorrette eventuali attribuzioni di relazioni o consapevolezze che, afferma, non esistono.
Nel post la sindaca richiama poi il ruolo della magistratura, sostenendo che l’attività giudiziaria debba essere rispettata fino in fondo. Ribadisce il principio del garantismo come fondamento dello Stato di diritto e invita a non sovrapporre il giudizio politico al lavoro della giustizia, né ad anticipare sentenze attraverso la polemica pubblica. La verità, afferma, sarà accertata nelle sedi competenti, mentre alle istituzioni spetta rispondere alle interrogazioni nel minor tempo possibile e nel pieno rispetto delle regole.
Ferdinandi aggiunge anche un principio che definisce altrettanto chiaro: le eventuali responsabilità penali sono sempre e solo individuali. Secondo quanto scrive, anche in caso di colpevolezza accertata, la responsabilità di una singola persona non può “scalfire la dignità politica e morale” di movimenti nati e cresciuti in difesa dei diritti umani, né può essere utilizzata per delegittimare battaglie fondate su valori universali.
La sindaca conclude respingendo ogni tentativo di criminalizzare il dissenso politico, colpire la libertà di manifestazione o gettare ombre su chi esercita diritti costituzionali in modo legittimo e autorizzato. Nel passaggio finale ribadisce che continuerà a difendere i valori di pace, giustizia, libertà dei popoli e diritto alla vita, dichiarando di non voler arretrare davanti a ciò che definisce una polemica politica priva di fondamento.