Il Natale nel Perugino ha assunto quest’anno un significato profondo e universale, ben oltre la semplice ritualità. Alla Conca del Sole di Ellera di Corciano, centro d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati gestito da Arci Solidarietà, la celebrazione del 25 dicembre è diventata un’occasione concreta di incontro, inclusione e dialogo interculturale.
In un clima di familiarità e rispetto reciproco, attorno a un buffet multietnico con piatti e dolci di varie tradizioni culinarie, si sono ritrovati i dirigenti dell’associazione, gli operatori e i giovani ospiti, ognuno con la propria storia di viaggio, lontananza e rinascita.
Trenta minori accolti, provenienti da sette Paesi
Attualmente il centro ospita 30 ragazzi, giunti da Paesi come Bangladesh, Albania, Tunisia, Gambia, Afghanistan, Egitto e Camerun, oltre a 93 adulti accolti nella stessa struttura. Si tratta di giovani che hanno affrontato viaggi lunghi e difficili, spesso in solitudine, e che vivono ancora oggi la distanza dalle loro famiglie come parte integrante della loro quotidianità.
Durante la giornata di festa, erano presenti, tra gli altri, Franco Calzini, presidente di Arci Solidarietà, la responsabile dell’area sociale Silvia Rondoni, la referente minori Anna Caffio, la coordinatrice del centro Valentina Pacini e le operatrici Giorgia Conigli, Alessia Perrotta, Marianna Fiorentini, Ba Libasse, insieme al cuoco Ali Nawab e alla proprietaria della struttura Roberta Romani.
Formazione, lavoro e autonomia: la vita al centro
La vita quotidiana nella Conca del Sole ruota attorno a percorsi formativi e professionali, pensati per favorire l’apprendimento della lingua italiana e l’autonomia personale e lavorativa. I ragazzi frequentano corsi presso il Cpa, il Cesf, la scuola edile, il Cnos-Fap Don Bosco e l’Università dei Sapori, con indirizzi che vanno dalla meccanica all’idraulica, dalla saldatura alla ristorazione.
Oltre al vitto e alloggio, il centro garantisce supporto psicologico, assistenza legale e accompagnamento educativo. Una rete di sostegno che, giorno dopo giorno, restituisce dignità e speranza a giovani spesso segnati da esperienze traumatiche.
Lo sport come strumento di integrazione
Accanto allo studio, lo sport gioca un ruolo fondamentale nel favorire relazioni sane e momenti di aggregazione. I ragazzi praticano rugby a Pian di Massiano, boxe alla palestra popolare di San Sisto e calcio nei quartieri di Madonna Alta e San Sisto.
“Attraverso lo sport fanno amicizia, imparano a sostenersi e a sentirsi parte di un contesto” spiega la coordinatrice Pacini. Molti di loro ambiscono a trovare un lavoro per costruirsi una vita dignitosa e sostenere le famiglie d’origine, con cui mantengono un contatto costante.
Una comunità che diventa famiglia
L’aspetto più toccante di questa esperienza è il legame umano che si crea tra operatori e ragazzi. Lo racconta con sincerità Giorgia Conigli, una delle operatrici presenti: “Mi sento più a casa qui che fuori. Ho scelto di passare con loro il 24, il 25 e il 26 dicembre. È un atto d’amore e appartenenza”.
Anche Silvia Rondoni ha ricordato che l’impegno dell’associazione verso i minori non accompagnati è iniziato nel luglio 2023 e prosegue senza sosta. “Una sfida impegnativa, ma che restituisce pienamente il senso della nostra missione” ha affermato.