Il settore commerciale in Umbria ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, con una maggiore incidenza sul PIL e sull’occupazione rispetto alla media nazionale. Tuttavia, emergono anche alcune problematiche, come una produttività più bassa e salari inferiori, che riflettono la struttura del mercato del lavoro e le caratteristiche del sistema commerciale regionale.
Un contributo importante all’economia regionale
Secondo l’analisi dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur), il commercio rappresenta il 13,2% del valore aggiunto regionale, un dato che supera la media italiana. Con un valore aggiunto che si avvicina ai tre miliardi di euro, il settore coinvolge oltre 54.700 occupati, pari al 14,7% del totale regionale. Inoltre, le ore lavorate nel settore commercio costituiscono il 15% dell’economia umbra, evidenziando l’importanza del comparto in termini di lavoro e risorse investite.
Nel lungo periodo, tra il 1995 e il 2022, il commercio ha mostrato una crescita media annua del 2,1%, superiore a quella del Paese, con un incremento del 34% dal 2007 al 2022, più che doppio rispetto alla media nazionale.
Produttività e retribuzioni sotto la media
Nonostante il settore commerciale umbro registri una buona espansione, la produttività rimane inferiore alla media nazionale. L’Aur sottolinea che, sebbene il valore aggiunto per unità di lavoro sia cresciuto nel tempo, esso continua a essere al di sotto dei valori nazionali. Questo trend è attribuibile a un maggiore impiego di lavoro come fattore produttivo, che comporta un abbassamento dell’efficienza del sistema. Inoltre, la compressione salariale è più marcata nel commercio rispetto ad altri settori, con un gap che si è accentuato nel tempo.
Le retribuzioni nel commercio sono infatti inferiori rispetto alla media nazionale, rispecchiando una struttura occupazionale caratterizzata da posizioni meno qualificate e una prevalenza di contratti part-time. Questa situazione evidenzia una sfida per il settore, che potrebbe influire sulla sua capacità di attrarre e mantenere talenti qualificati.
Un modello commerciale policentrico
L’Umbria si caratterizza per un modello commerciale policentrico, con una rete capillare di punti vendita. La regione conta oltre diecimila esercizi al dettaglio, ai quali si aggiungono circa quattromila attività secondarie e quasi duemila operatori ambulanti. Inoltre, sono presenti più di novecento attività fuori negozio, che includono vendite online e distributori automatici. Il numero di esercizi al dettaglio per mille abitanti in Umbria (12,1) è superiore alla media nazionale (11,3), indicando una forte presenza di negozi anche nei piccoli centri.
Nonostante ciò, la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è in espansione, con 853 strutture e oltre 12.400 addetti. La superficie di vendita pro capite in Umbria è superiore alla media italiana, con 709,7 metri quadrati per ogni 1.000 abitanti, rispetto ai 577,9 a livello nazionale. Tuttavia, la densità degli addetti è più alta, indicando che le strutture regionali sono orientate maggiormente verso il servizio e meno verso l’automazione, con effetti sulla produttività.
Trasformazioni in corso
Il settore commerciale umbro sta affrontando importanti trasformazioni strutturali. Tra il 2000 e il 2024, gli esercizi al dettaglio in sede fissa sono diminuiti del 28,8%, un calo più marcato rispetto alla media nazionale. La riduzione ha colpito principalmente i piccoli esercizi sotto i 150 metri quadri, mentre i formati medio-grandi sono aumentati. Questo processo di concentrazione dell’offerta è accentuato dalla competizione della GDO e dalle tendenze di urbanizzazione, che portano a una maggiore polarizzazione nell’offerta commerciale.
L’Aur segnala che questo fenomeno potrebbe influire negativamente sull’accessibilità dei servizi e sulla vitalità dei centri urbani, dove la diminuzione dei piccoli negozi potrebbe indebolire il tessuto commerciale e sociale locale.