Unicoop Etruria ha comunicato ai sindacati durante un incontro romano la chiusura di 24 punti vendita tra Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo e Marche, di cui 10 situati in territorio umbro. Il piano industriale 2025-2027 della cooperativa, nata dalla fusione tra Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno, prevede una drastica riorganizzazione che coinvolge complessivamente 340 addetti della rete commerciale e 180 dipendenti delle sedi amministrative di Castiglione del Lago e Vignale (Livorno).
I negozi umbri destinati alla chiusura
In Umbria sono interessati dalla dismissione i punti vendita Coop di Perugia San Sisto, Bastia Umbra, Tavernelle e Cannara. L’elenco comprende anche cinque negozi a insegna Superconti: quelli di Amelia, Perugia via Settevalli, Todi, Acquasparta e due ubicati a Terni. La cooperativa intende cedere le strutture ad altri operatori del settore, motivando la decisione con la necessità di contenere perdite economiche rilevanti ed eliminare sovrapposizioni territoriali tra negozi delle medesime insegne.
La reazione sindacale
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno immediatamente proclamato lo stato di agitazione, annunciando un pacchetto di ore di sciopero le cui modalità operative verranno definite nelle assemblee programmate con i lavoratori. La Fisascat Umbria ha definito “inaccettabile” un piano che “mette a repentaglio posti di lavoro, territori e competenze” dopo una fusione presentata come opportunità di rilancio.
Il sindacato ha evidenziato come le ricollocazioni rimangano incerte e le cessioni a terzi tutt’altro che garantite. Particolarmente critica la posizione su Superconti, nonostante mesi di rassicurazioni sul ruolo dell’insegna nel nuovo progetto commerciale. La Fisascat ha già richiesto un incontro urgente con l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Michele De Rebotti per valutare le ripercussioni occupazionali e territoriali, oltre a possibili interventi istituzionali a tutela dei lavoratori coinvolti.
L’impatto sulle strutture amministrative
La riorganizzazione non risparmia le sedi direzionali. Gli esuberi annunciati comporterebbero una riduzione tale da compromettere la funzionalità operativa dei servizi e l’esistenza stessa della sede territoriale. I dirigenti del gruppo sono stati convocati dalla cooperativa per un confronto nella capitale, dove verranno illustrati ulteriori dettagli del piano di ristrutturazione.
Il contesto della fusione
L’operazione di dismissione della rete commerciale arriva dopo la fusione tra Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno, che aveva generato aspettative di consolidamento e sviluppo. La cooperativa giustifica gli interventi con l’esigenza di ridurre perdite consistenti accumulate e razionalizzare una presenza commerciale considerata sovradimensionata in alcune aree geografiche. Tuttavia, le organizzazioni sindacali contestano la strategia adottata, definendola “un arretramento senza precedenti” rispetto agli obiettivi inizialmente dichiarati.
Le cessioni a terzi operatori rappresentano l’opzione preferita dall’azienda per gestire l’uscita dai territori interessati, pur senza fornire garanzie definitive sul mantenimento dei livelli occupazionali nei negozi ceduti. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere gli sviluppi della vertenza e le possibili soluzioni negoziali tra le parti.