Un pomeriggio di disagio estremoquello del 1. Dicembre per chi viaggiava sulla tratta Roma-Terni-Foligno. Il convoglio 4514 delle 17.00 da Termini ha vissuto una vera odissea, costringendo i passeggeri a restare bloccati per quasi tre ore.
Trenitalia ha comunicato alle 17.40 che la circolazione risultava rallentata in direzione Firenze a causa di verifiche tecniche alla linea elettrica tra Gallese e Orte. Il treno, giunto quasi a destinazione, ha dovuto effettuare una retromarcia fino alla stazione Tiburtina, lasciando i pendolari in attesa sulla linea lenta mentre i Frecciarossa provenienti da Termini continuavano a ricevere precedenza. Nulla di nuovo, si dirà e infatti la situazione coinvolge da tempo tutti i pendolari, anche i perugini: tre ore e mezza per andare da Terni a Perugia, oppure fino a cinque ore per la Perugia-Roma.
Francesco De Rebotti, assessore regionale ai trasporti, ha seguito personalmente la vicenda e ha annunciato iniziative concrete. “Domani mattina scriverò a tutti i Sindaci, per chiedere di recarci insieme al Ministero dei Trasporti, per pretendere che cessi questo accanimento riservato ai nostri pendolari”, ha dichiarato l’assessore alle 20.30. De Rebotti aveva già viaggiato circa due mesi fa sullo stesso convoglio per verificare di persona le criticità del servizio.
Filt Cgil all’attacco
La situazione della mobilità ferroviaria in Umbria si fa sempre più critica secondo Ciro Zeno, segretario della Filt Cgil Umbria. “Stanno versando lacrime amare i lavoratori e gli studenti pendolari umbri per i quali ormai è diventata un’impresa recarsi da una qualsiasi parte dell’Umbria, Perugia, Foligno o Orvieto, a Firenze o Roma”, ha evidenziato il sindacalista.
Zeno ha puntato il dito contro le responsabilità governative, affermando che il sistema ferroviario italiano rischia il collasso entro due anni se la situazione non cambia. Le Ferrovie dello Stato devono rimanere pubbliche per garantire un servizio adeguato, secondo la posizione del sindacato.
Le conseguenze per le famiglie umbre sono pesanti. Molte si trovano costrette ad affittare stanze nelle città universitarie a costi che raggiungono i mille euro al mese, impoverendosi a causa della mancanza di collegamenti ferroviari efficienti. I tempi di percorrenza risultano biblici: da Perugia servono anche quattro ore per raggiungere Roma, mentre da Orvieto molti preferiscono l’automobile per raggiungere Orte, e Foligno resta praticamente isolata.
Lo spopolamento delle città umbre è una conseguenza diretta di questa situazione. I lavoratori scelgono di trasferirsi più vicino ai luoghi di lavoro per evitare i continui ritardi e le soppressioni dei treni all’ultimo momento.
Il segretario Filt Cgil ha chiesto un documento unitario di tutte le forze politiche e istituzioni umbre, inclusi sindaci e presidenti delle province, che superi i posizionamenti di partito e tuteli i cittadini umbri, possibilmente in coordinamento con le aree limitrofe di Toscana, Marche e Lazio che vivono difficoltà simili.
La richiesta è chiara: i trasporti devono rimanere pubblici e garantire mobilità per tutti, senza privilegiare esclusivamente l’alta velocità a discapito dei collegamenti regionali. I pendolari meritano dignità e servizi efficienti, non di essere “schiavi dei trasporti che non funzionano”.
Una risposta
Forse a farli passare in mezzo al bosco….