Avances sessuali alla dipendente, settantacinquenne a processo

A processo un 75enne calabrese accusato di aver molestato e aggredito una massaggiatrice all'interno della struttura in cui lavoravano, nei pressi di Spoleto

Un uomo di 75 anni, originario di Catanzaro, è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare di Spoleto con l’accusa di violenza sessuale, molestie e lesioni gravi. La vittima, secondo quanto emerso dagli atti, è una dipendente dell’uomo, impiegata come massaggiatrice presso la struttura in cui si sono svolti i fatti. Ne dà conto Umbria24.

L’episodio contestato risale al 2024 e, secondo il racconto della donna, si sarebbe consumato con modalità improvvise e aggressive: il datore di lavoro l’avrebbe “afferrata con violenza”, attraverso “movimenti inaspettati e repentini”, impedendole di difendersi e costringendola a subire atti sessuali non consenzienti. La denuncia della vittima ha dato avvio all’inchiesta condotta dalla Procura di Spoleto, che ha portato al rinvio a giudizio dell’uomo.

Negli atti giudiziari, il pubblico ministero definisce il comportamento dell’imputato come mosso da un “biasimevole motivo consistito nel voler appagare le proprie pulsioni erotiche nei confronti della dipendente”, sottolineando come le condotte fossero chiaramente orientate a scopi sessuali. Oltre alle presunte aggressioni fisiche, la Procura ha documentato molestie verbali rivolte ripetutamente alla lavoratrice, comprese frasi esplicitamente a sfondo sessuale: “Hai un sedere perfetto”, “Hai tutto al posto giusto”, e “Le novizie come te, con quelle mani da fata, quando mi fanno il massaggio quasi quasi mi fanno eccitare”.

Secondo le ricostruzioni contenute nel fascicolo dell’accusa, l’imputato avrebbe proposto ripetutamente avances sessuali alla donna, che a fronte del suo rifiuto sarebbe stata anche apostrofata con disprezzo. Le sue condotte, stando alla Procura, erano orientate sistematicamente a ottenere contatti fisici non desiderati, con un comportamento latamente o esplicitamente erotico, che non era né gradito né autorizzato dalla vittima.

Le accuse raccolte dagli inquirenti riguardano quindi una pluralità di episodi, non limitati a un solo evento, e rappresentano un quadro di abusi protratti nel tempo all’interno di un contesto lavorativo dove la giovane dipendente, per posizione e dinamiche professionali, si trovava in una condizione di vulnerabilità.

Il rinvio a giudizio apre ora la fase processuale, in cui saranno esaminati testimonianze, prove documentali e perizie, per accertare le responsabilità dell’imputato. Il procedimento si svolgerà presso il Tribunale di Spoleto, che dovrà stabilire l’eventuale colpevolezza in merito ai capi d’imputazione formulati dalla pubblica accusa.

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