L’Università degli Studi di Perugia ha approvato all’unanimità un provvedimento che sospende gli accordi con università e aziende israeliane coinvolte in violazioni dei diritti umani, rinnovando e ampliando la linea di sospensione già intrapresa nei mesi scorsi. La decisione è stata assunta dal Senato accademico, che ha accolto le richieste avanzate dalla Sinistra Universitaria – UdU Perugia, organizzazione studentesca protagonista di un percorso di mobilitazione politica e istituzionale durato diversi mesi.
Il provvedimento ha carattere definitivo e prevede la sospensione delle collaborazioni con aziende del settore bellico e atenei israeliani direttamente o indirettamente coinvolti in azioni ritenute lesive dei diritti del popolo palestinese.
Il tema era già stato discusso all’interno dell’Ateneo nel luglio 2024, con una prima risoluzione preliminare. Successivamente, il 28 ottobre, l’organo accademico aveva recepito parte della mozione presentata da UdU Perugia, che includeva, tra le altre istanze, la condanna del genocidio e la richiesta di sospendere le collaborazioni istituzionali. Per questo Udu aveva anche occupato l’ateneo
Secondo l’organizzazione studentesca, l’approvazione rappresenta una vittoria significativa della rappresentanza studentesca, che si è attivata a più livelli per portare all’attenzione dell’Ateneo la questione della complicità istituzionale nei contesti di conflitto.
“La decisione – sottolinea UdU – impegna in modo concreto l’Università di Perugia nella difesa della pace e dei diritti umani”, rafforzando la posizione dell’Ateneo su una tematica delicata e fortemente dibattuta anche a livello internazionale.
Il nuovo atto amplia i contenuti già assunti in passato, includendo espressamente le realtà legate all’industria bellica, un settore che l’organizzazione studentesca considera incompatibile con i valori accademici di cooperazione, ricerca e sviluppo umano.
La scelta di interrompere i rapporti istituzionali con enti e aziende israeliane è stata motivata dal coinvolgimento di alcune di esse in contesti ritenuti critici sul piano del diritto internazionale e della tutela dei diritti fondamentali, secondo le ricostruzioni e le analisi promosse da parte della rappresentanza universitaria.