Una tragica e improvvisa aggressione ha scosso gli appassionati di caccia e la comunità di Gubbio, con la morte di un cane da caccia durante una battuta nei boschi della valle del Ventia. La protagonista della vicenda è Fara, una setter inglese di tre anni, uccisa da un branco di quattro lupi mentre era al fianco del suo padrone, un cacciatore di 65 anni. L’incidente si è verificato in una zona boschiva situata in località Scritto, a sud di Gubbio, non lontano dal confine con Perugia, e ha suscitato un forte shock tra coloro che frequentano la zona.
L’evento, raccontato dal quotidiano Il Messaggero Umbria, ha avuto luogo durante una tranquilla giornata di caccia, in cui il cacciatore si trovava nel cuore della natura con il suo cane. La cagna Fara era considerata un prezioso alleato, grazie al suo fiuto straordinario. Durante la battuta, mentre il cacciatore monitorava l’animale tramite il beeper che la cagna portava al collo, ha perso il contatto con Fara. Inizialmente, pensava che la setter fosse semplicemente impegnata a cercare la preda, ma il tempo che passava senza segnali ha cominciato a preoccupare il padrone.
L’incontro drammatico con il branco di lupi
L’allarme è scattato quando il cacciatore, preoccupato per l’assenza prolungata di Fara, ha deciso di cercarla nel bosco. Durante la ricerca, ha cominciato a sentire dei latrati e si è avvicinato verso il suono. Arrivato sul posto, ha trovato uno scenario sconvolgente: quattro lupi stavano aggredendo e accerchiando Fara. Quando l’uomo è intervenuto, i lupi erano già in piena azione, facendo a pezzi la povera cagna, che ormai era gravemente ferita.
Il cacciatore, colpito dal terrore, è caduto a terra sotto il peso della paura e della sorpresa. Dopo l’attacco, i lupi sono fuggiti nel bosco, lasciando il cane ormai senza vita. Fara, purtroppo, non ha potuto sopravvivere all’aggressione. Il veterinario che è intervenuto ha confermato il decesso del cane, e successivamente il corpo è stato sepolto nell’orto di casa del cacciatore.
La denuncia e l’allarme sulla presenza dei lupi
L’accaduto ha fatto emergere una preoccupante questione riguardo alla presenza crescente dei lupi nelle aree limitrofe ai centri abitati. Il cacciatore ha presentato denuncia presso i carabinieri forestali di Gubbio, chiedendo un’indagine sull’incidente. Questo non è il primo episodio che solleva preoccupazioni sulla sicurezza: infatti, già in passato erano stati segnalati episodi simili, come l’aggressione a un asinello nella frazione di Cipolleto, vicino a Gubbio. Inoltre, era stato avvistato un giovane lupo che passeggiava lungo il tratto cittadino del torrente Camignano.
L’uccisione di Fara, però, rappresenta un caso senza precedenti per le modalità dell’attacco, che ha coinvolto un intero branco di lupi. L’episodio solleva interrogativi urgenti sulla necessità di monitorare e gestire la fauna selvatica, specialmente nelle aree residenziali e rurali, per garantire la sicurezza sia degli animali domestici che delle persone che vivono in queste zone.
Un problema crescente
L’incidente ha riacceso il dibattito sul rapporto uomo-fauna selvatica in Italia, in particolare nelle zone montane e boschive, dove la presenza di lupi è in aumento. La crescente conflittualità tra la protezione della biodiversità e la sicurezza pubblica richiede un confronto approfondito su come conciliare la tutela degli animali selvatici con la protezione delle persone e degli animali domestici. La vicenda di Fara è un monito che solleva la necessità di una gestione equilibrata e consapevole della fauna, tenendo conto delle esigenze di sicurezza e di prevenzione degli attacchi.
Una risposta
È capzioso il modo in cui è riportata la notizia, parziale la sua conclusione, che allude anche in maniera sinistra a un controllo del numero dei lupi. Non si può definire “una serena battuta di caccia” l’irruzione violenta nei boschi di un uomo con le armi e del suo cane, addestrato per inseguire e abbaiare alle prede! La “tutela della salute pubblica” non coincide con quella dei cacciatori che vengono a dare fastidio e a mettersi gratuitamente in pericolo in un contesto naturalistico, a provocare spari che spaventano la fauna selvatica, rischiando di costituire un pericolo per se stessi e per gli altri viandanti. Inoltre, sorpresa: ai cacciatori non frega niente dei loro cani, non si contano i numeri di quelli vecchi e malati abbandonati dai loro stessi padroni perché ormai “inutili” a quella che nell’articolo é definita una “passione”. La natura, quando é messa sotto attacco, si difende come può… Questi uomini ridicoli la smettano di dedicarsi a questa attività pericolosa e obsoleta, e la smettano di addestrare cani per poi abbandonarli o farli sbranare dai lupi, siete orrendi!