Pld Umbria: “Umbria in declino, ma ai due poli non interessa: aiutate davvero chi produce”

l Partito Liberaldemocratico dell’Umbria critica la gestione economica regionale e nazionale, denunciando bassa redditività, burocrazia e politiche basate su bonus e incentivi

La situazione economica dell’Umbria continua a mostrare segnali di forte criticità, con un quadro che vede il crollo dell’industria manifatturiera, valutato come il peggiore in Italia, e un marcato arretramento del comparto edilizio, anch’esso tra i risultati più negativi a livello nazionale. A questo scenario si aggiunge un terziario indebolito da scarsi investimenti nei settori avanzati, mentre agricoltura e turismo, pur registrando dati più positivi, non riescono per dimensioni e capacità di reddito a invertire una tendenza che il Partito Liberaldemocratico dell’Umbria definisce ormai strutturale.

Nelle sue riflessioni, il PLD sottolinea come la crisi regionale si inserisca in un contesto nazionale caratterizzato da oltre trent’anni di mancata crescita, dovuta – secondo l’analisi del partito – a insufficienti investimenti, a una pressione fiscale e contributiva difficilmente sostenibile, a burocrazia pervasiva e a un impianto legislativo e amministrativo percepito come lento e non compatibile con le esigenze delle imprese. Secondo il segretario regionale Enrico Bartoccioni, la radice del problema risiederebbe nell’assenza di volontà politica nel portare avanti riforme profonde, in particolare una revisione della spesa pubblica e l’eliminazione delle componenti considerate improduttive o clientelari.

All’interno dell’analisi del PLD c’è una forte critica all’atteggiamento, definito come “metodica negazione dell’evidenza”, da parte della classe dirigente regionale. In diversi settori, come quello turistico, vengono messe in luce le dimensioni ridotte delle strutture ricettive, la scarsa redditività media e la presenza di un’utenza spesso legata al turismo religioso, considerata meno in grado di generare valore economico. Simile preoccupazione riguarda l’edilizia, storicamente centrale in Umbria, che dopo la crisi del 2008 e la successiva esplosione del superbonus avrebbe subito un incremento dei costi definito “insostenibile” per molte imprese.

Una delle critiche più significative riguarda la ZES unica, riforma nazionale che ha incluso l’Umbria tra le regioni beneficiarie. Secondo il PLD, se da un lato la misura offre incentivi fiscali e vantaggi temporanei, dall’altro sancisce l’appartenenza della regione a un’area di economia sussidiata, dipendente dalle decisioni governative e dalla disponibilità di bonus. La dipendenza da procedure complesse, come il rispetto continuativo del DURC, e i rischi di controlli fiscali successivi – citati come già accaduto nel caso dei crediti d’imposta 4.0 – vengono indicati come fattori potenzialmente penalizzanti per le piccole e micro imprese umbre.

Il PLD avverte che tali strumenti generano un’economia non in grado di reggersi autonomamente, poiché gli aiuti non incidono sulle cause profonde della scarsa competitività: cuneo fiscale elevato, margini di profitto bassi, assenza di investimenti privati, poca attrattività per capitali esterni e eccesso di oneri contributivi, con aliquote che secondo il partito possono raggiungere valori molto alti sia sulle retribuzioni sia sugli utili aziendali.

In questo quadro, il partito propone una svolta radicale: ridurre in modo significativo la spesa pubblica improduttiva, alleggerire il peso fiscale e contributivo sulle imprese e ristabilire condizioni tali da garantire certezza del diritto, libertà di iniziativa economica e piena tutela della redditività degli investimenti. Tra le ipotesi citate, la possibilità di un ridimensionamento delle strutture regionali, fino ad arrivare – secondo la posizione espressa – alla possibilità di una loro abolizione.

La linea del PLD converge su un concetto: senza riforme strutturali, né incentivi né bonus potranno restituire competitività all’Umbria e all’Italia. Per il partito, è giunto il momento di affrontare problemi storici senza ulteriori rinvii.

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