Un commento offensivo apparso sui social riaccende il dibattito politico a Perugia, con l’opposizione che chiede chiarimenti in Consiglio comunale. Al centro della vicenda, una frase pubblicata su Facebook dalla moglie di un assessore comunale, in cui si leggeva: «La città è sottomessa al buffone ricco che può tenerci in ostaggio e fare quello che vuole!». Il post, poi rimosso, è stato denunciato pubblicamente dalla consigliera comunale Margherita Scoccia (Fratelli d’Italia), che ha depositato un’interrogazione ufficiale rivolta al sindaco e alla giunta.
L’obiettivo dell’interrogazione è comprendere se tali dichiarazioni siano compatibili con l’adesione del Comune al Manifesto della Comunicazione non ostile, sottoscritto nel dicembre 2024. Il documento, promosso dall’associazione “Parole O_Stili” e adottato da numerose pubbliche amministrazioni, impegna gli enti pubblici a promuovere un linguaggio rispettoso, responsabile e inclusivo, soprattutto sui social network.
Nel comunicato diffuso dalla consigliera, si sottolinea che non si tratta di un fatto privato, poiché a essere coinvolta è una persona direttamente legata a un membro della giunta comunale. «Quelle parole non possono passare inosservate – ha dichiarato Scoccia – e il Comune ha il dovere di chiarire la propria posizione, anche per rispetto verso i cittadini e le realtà economiche oggetto dell’insulto».
L’interrogazione presentata sollecita l’amministrazione comunale a esprimere una posizione formale in merito all’episodio e a valutare se sia opportuna una presa di distanza pubblica. Nel documento si ribadisce inoltre l’importanza dei dieci principi del Manifesto, tra cui: «Gli insulti non sono argomenti», «Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare» e «Le parole hanno conseguenze».
Scoccia invita dunque l’attuale maggioranza ad una riflessione sul piano etico e istituzionale, dichiarando: «Chi ha fatto della moralità pubblica una bandiera dovrebbe avere la coerenza di intervenire anche quando l’intemperanza proviene dal proprio entourage». E conclude: «Meno prediche e più coerenza da chi oggi governa la città».