Delitto Cumani: la difesa contesta gli indizi e il Riesame valuta la scarcerazione

Incongruenze nelle descrizioni dei testimoni, analisi genetiche senza tracce decisive e nuovi elementi investigativi al centro dell’udienza sul caso Amri

Yassin amri

Le prime ricostruzioni sull’omicidio di Hekuran Cumani sono tornate al centro del confronto giudiziario, dopo che gli amici della vittima, coinvolti nella rissa che ha preceduto l’accoltellamento, hanno descritto l’aggressore come un uomo biondo e alto circa un metro e settanta. Una descrizione che, secondo la difesa, è decisamente distante dalle caratteristiche fisiche dell’attuale sospettato, Yassin Amri, ventunenne di origine nordafricana la cui statura sfiora il metro e novanta. Questo elemento è stato tra i punti principali evidenziati dall’avvocato Vincenzo Bochicchio davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a esaminare la richiesta di scarcerazione del giovane detenuto con l’accusa di omicidio volontario.

Nella sua memoria difensiva di 40 pagine, il legale ha sostenuto che gli indizi raccolti nella fase iniziale delle indagini non sarebbero sufficienti a giustificare la permanenza in carcere dell’indagato, sottolineando anche la sua giovane età. Le sue osservazioni si concentrano sulle attività investigative condotte dalla Squadra mobile di Perugia, sotto il coordinamento del pubblico ministero Gemma Miliani, presente in aula durante l’udienza dedicata al Riesame.

Nel frattempo, l’inchiesta ha registrato ulteriori sviluppi. Gli investigatori hanno recuperato il telefonino di Amri, attualmente oggetto di analisi, in particolare per ricostruire eventuali messaggi cancellati che potrebbero offrire elementi utili alla ricostruzione della dinamica della serata. È stato inoltre rinvenuto un coltello che gli inquirenti ritengono possa essere la possibile arma del delitto, anche se le verifiche in corso non hanno ancora chiarito in modo esaustivo il suo ruolo nei fatti.

Un punto rilevante per la difesa riguarda gli accertamenti genetici eseguiti sugli indumenti dell’indagato e sul tappetino dell’auto con cui Amri si sarebbe allontanato dal parcheggio dell’università dopo la rissa. Secondo quanto riferito dal legale, su nessuno di questi materiali è stata rilevata la presenza del sangue della vittima, un dettaglio ritenuto significativo per escludere un contatto diretto tra l’indagato e l’arma o la persona colpita.

Le analisi hanno invece individuato alcune gocce di sangue sulla lama di un secondo coltello, di proprietà di un altro giovane di origine magrebina coinvolto nello scontro con il gruppo proveniente da Fabriano. Tuttavia, tali tracce sarebbero risultate incompatibili con un’azione diretta sull’omicidio e quindi non ritenute decisive per riorientare le indagini.

Il procedimento rimane quindi aperto a ulteriori verifiche, con gli inquirenti impegnati a consolidare la ricostruzione degli eventi e a verificare la portata degli elementi contestati dalla difesa. La decisione sulla richiesta di scarcerazione non è stata ancora formalizzata: i giudici del Riesame si sono riservati alcuni giorni per esaminare la documentazione e valutare se il quadro indiziario sia sufficiente a mantenere la misura cautelare in carcere o se debba essere rivisto alla luce delle incongruenze segnalate.

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