Il tribunale di Perugia ha disposto il rinvio a giudizio per tre persone coinvolte in un presunto caso di spionaggio industriale ai danni della S&R Farmaceutici, azienda con sede a Bastia Umbra, attiva nel settore della ricerca e produzione farmaceutica. Il processo inizierà a marzo 2026, come deciso dal giudice Natalia Giubilei, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Tullio Cicoria. Ne riferisce Il Messaggero
A finire a processo saranno Lucio Leonardi, ex direttore generale dell’azienda, Alessandro Lanti, ex dipendente, e l’amministratore unico di una società concorrente. I primi due sono accusati di appropriazione indebita aggravata per aver sottratto e tentato di vendere segreti industriali e scientifici appartenenti alla società. In particolare, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero utilizzato la loro posizione interna all’azienda per impadronirsi di informazioni riservate su invenzioni scientifiche, documentazione tecnica e dati sensibili, poi offerti ad aziende rivali tra il 2021 e il 2023.
L’indagine nasce da una denuncia dettagliata presentata dalla S&R Farmaceutici, che ha permesso alla Guardia di Finanza di avviare gli accertamenti. Le indagini hanno portato alla luce ulteriori condotte sospette. Lanti, secondo l’accusa, avrebbe simulato il furto del proprio computer denunciando falsamente un episodio avvenuto a Orte, mentre si trovava in Umbria. Leonardi, invece, è accusato di aver distrutto volontariamente dispositivi informatici aziendali, spezzando il disco rigido del suo pc e danneggiando un tablet, nel tentativo di cancellare dati e informazioni compromettenti.
Alla base della decisione del giudice di mandare a processo i tre indagati c’è la convinzione che tali condotte abbiano prodotto un danno patrimoniale grave per l’azienda, quantificabile in circa un milione di euro, non solo per la perdita delle informazioni, ma anche per il tentativo di utilizzarle a proprio vantaggio economico. Leonardi è inoltre accusato di aver emesso, tramite una propria società, fatture false per operazioni inesistenti a beneficio dell’imprenditore concorrente, che avrebbe così evaso imposte per cifre ancora da definire.
Il caso, risalente all’estate del 2022, ha avuto una forte eco anche nel mondo economico umbro, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei dati industriali e sul rischio di fughe di informazioni strategiche nei settori ad alta tecnologia. Con il dibattimento alle porte, l’attenzione resta alta su una vicenda che intreccia tecnologia, concorrenza e giustizia, e che punta a chiarire se dietro l’apparente normalità aziendale si sia davvero consumato uno dei più gravi casi di violazione di proprietà intellettuale nella regione.