È un atto che non può passare sotto silenzio quello denunciato da Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria ed ex segretario del Partito Democratico regionale, che ha richiesto urgentemente chiarimenti e risposte dopo aver appreso che Francesco Nicodemo, animatore delle campagne elettorali del centrosinistra in Umbria e a Perugia, è stato vittima di spionaggio informatico. L’esponente del PD ha accusato l’utilizzo dello spyware israeliano Paragon, strumento che sarebbe stato impiegato per monitorare l’attività politica e personale di Nicodemo.
Bori ha espresso la sua indignazione attraverso un post su Facebook, sottolineando come l’incidente si sia verificato proprio durante le campagne elettorali in un momento in cui la libertà politica, il confronto democratico e la trasparenza dovrebbero rappresentare principi intoccabili. “Scoprire che qualcuno ha potuto violare quella libertà, infiltrandosi con mezzi illegali e oscuri, è inaccettabile”, ha dichiarato Bori, sottolineando come l’utilizzo di tale tecnologia non possa essere considerato un semplice incidente digitale, ma un vero e proprio attacco diretto alla democrazia.
Un pericolo per la democrazia
Secondo Bori, l’uso di strumenti di spionaggio come Paragon non solo mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ma anche il diritto di ogni individuo a partecipare liberamente alla vita pubblica senza timore di essere sorvegliato o manipolato. “Non si tratta di un episodio tecnico, ma di una violazione grave e deliberata delle regole democratiche”, ha proseguito Bori, mettendo in luce la portata di tale accaduto.
Il vicepresidente della Regione ha ribadito l’urgenza di fare piena luce sull’accaduto, chiedendo che si chiariscano le responsabilità e che vengano individuati i colpevoli di tale violazione della privacy e della libertà politica. “È indispensabile che si faccia piena luce su quanto accaduto, che si chiariscano le responsabilità, che si capisca chi ha ordinato e chi ha permesso tutto questo”, ha affermato Bori, evidenziando il rischio che strumenti di sorveglianza come Paragon vengano utilizzati per interferire nel dibattito politico e nelle campagne elettorali, compromettendo la trasparenza e l’equità del processo democratico.
Solidarietà e difesa della democrazia
Infine, Bori ha espresso solidarietà e vicinanza personale a Francesco Nicodemo, il cui nome è stato coinvolto in questa vicenda. “A Francesco va tutta la mia solidarietà e vicinanza personale”, ha concluso il vicepresidente, ribadendo come questo episodio debba essere visto non solo come una violazione della privacy di un singolo individuo, ma come una minaccia alla democrazia e alla libertà di tutti.