La questione della separazione delle carriere dei magistrati torna al centro del dibattito, con il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, che si schiera decisamente contro tale proposta. Parlando con l’ANSA, Sottani ha sostenuto che avere esperienze in entrambi i ruoli, come giudice e pubblico ministero, rappresenta un “bagaglio di esperienza imprescindibile” per i magistrati, e che separare le carriere sarebbe un errore.
“Invece di introdurre la separazione delle carriere, bisognerebbe fare l’opposto: obbligare un magistrato a svolgere il ruolo di giudice, di pubblico ministero e anche di avvocato”, ha affermato Sottani, sottolineando l’importanza di una formazione completa e poliedrica per chi opera nel sistema giudiziario.
Sottani, che ha ricoperto entrambi i ruoli durante la sua carriera, ha spiegato che la sua esperienza da giudice, che ha durato circa quindici anni, ha rappresentato una fase formativa fondamentale. Inizialmente pretore e poi giudice di tribunale a Perugia, ha poi fatto il passaggio in Procura come sostituto pubblico ministero, dove si è occupato di indagini importanti, inclusi casi legati alla corruzione. Ha proseguito la sua carriera come procuratore capo a Forlì, procuratore generale ad Ancona, e infine è tornato a ricoprire lo stesso ruolo a Perugia, la sua città natale.
“Nel 2000 fui forse l’ultimo a usufruire della norma che permetteva di passare da giudicante a requirente senza lasciare il Distretto giudiziario”, ha ricordato Sottani, ribadendo quanto fosse utile e formativa la possibilità di muoversi tra i diversi ruoli.
Secondo il procuratore, l’esperienza di passare da giudice a pubblico ministero è stata “assolutamente positiva”, in quanto permette di acquisire una visione a 360 gradi del sistema giuridico. “La dote del giudice – ha spiegato – deve essere quella di ascoltare e comprendere i meccanismi che regolano il funzionamento della giustizia, mentre il pubblico ministero deve avere una visione più orientata alla cultura dell’accusa.”
In merito alla proposta di separazione delle carriere, Sottani ha definito la riforma un “abbaglio“. Per lui, entrambe le esperienze sono fondamentali per formare magistrati competenti e consapevoli del sistema giuridico nel suo complesso. “Non si può comprendere a fondo il ruolo del pubblico ministero senza aver prima fatto il giudice, e viceversa”, spiega.
E aggiunge: “Lriforma approvata dal Parlamento che coinvolge la magistratura “non incide direttamente sui problemi del sistema giudiziario: il vero intento del legislatore consiste nello scindere l’unico attuale Csm in due, nettamente separati tra loro e fortemente indeboliti nella loro autorevolezza”
“La riforma, oltre che chiaramente dispendiosa sotto il profilo economico, si rivela profondamente mortificante nei confronti dei magistrati, in quanto si inibisce loro la possibilità di eleggere i propri rappresentanti” ha aggiunto.
“Dispiace – ha rilevato Sottani – che su una norma costituzionale, che rappresenta uno dei principi fondamentali della convivenza civile, non si sia svolto un dibattito legislativo, ampio ed articolato, ma si sia accelerato l’iter di approvazione. Per Sottani le nuove norme per i componenti del Csm hanno “un riflesso anche dal punto di vista della responsabilità politica della loro attività, in quanto è evidente che ad un soggetto sorteggiato non può chiedersi conto del suo agire all’interno del Consiglio”.
Per il procuratore generale “non può sperarsi che con tale riforma si plachino le polemiche intorno all’operato della magistratura”. “In quanto – ha affermato – la creazione di un corpo autonomo e separato di pubblici ministeri, che devono rendere conto solo a sé stessi all’interno di un proprio loro Csm, renderà i rappresentanti dell’accusa assolutamente auto referenziali e dotati di un potere, sicuramente maggiore di quello attuale. Discrezionalità che naturalmente, per la delicatezza degli interessi in gioco, non può essere rimessa esclusivamente al potere giudiziario”.