La Valnerina si conferma simbolo di resistenza e rigenerazione per l’Umbria e per l’Italia delle aree interne. Il territorio colpito dal sisma del 2016 torna protagonista con dati incoraggianti, presentati nel Rapporto 2025 sulle aree interne a cura di Isnart, in collaborazione con Unioncamere e Camera di commercio dell’Umbria, nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne (Snai) promossa dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.
Il focus group dedicato alla Valnerina ha messo in luce la vitalità economica e imprenditoriale di un’area ancora segnata dal terremoto, ma capace di rigenerarsi attraverso turismo, agricoltura e filiere locali. I 14 comuni del cratere, da Norcia a Cascia, da Preci a Cerreto di Spoleto, testimoniano una realtà che non si è arresa allo spopolamento e al declino, e che oggi prova a costruire un nuovo modello di sviluppo.
Pur con un calo demografico costante e un indice di vecchiaia in crescita, la Valnerina presenta una delle più alte densità di agriturismi rispetto al numero di aziende agricole (7,2 ogni 100, contro 4,5 della media nazionale), una spiccata vocazione biologica, e una media di 4,9 prodotti certificati per comune, segno di una forte identità territoriale. A differenza di altre aree interne, qui la specializzazione cresce dove altrove prevale l’abbandono.
Il turismo rappresenta una leva sempre più importante. Con 19,2 presenze per abitante, la Valnerina supera più del doppio la media nazionale delle aree interne (8,9) e si posiziona al 28° posto tra le 130 aree analizzate. Anche l’occupazione dei posti letto (18,7%) si rivela superiore alla media, pur in un contesto in cui la capacità ricettiva è ancora limitata (4,7 posti letto/km²) rispetto ai 21,8 della media nazionale. Il gap positivo tra potenzialità e turisticità evidenzia un territorio che attrae oltre le proprie risorse espresse, segno di un forte margine di crescita.
Sul piano economico, 440mila imprese attive operano nelle aree interne italiane, di cui 140mila nel settore agricolo, a conferma della centralità del comparto rurale. La Valnerina segue questo trend, con una rete di imprese a conduzione familiare, femminile e giovanile, spesso collegate alla filiera turistica e agroalimentare.
Accanto alla Valnerina, l’Umbria conta altre quattro aree interne ufficialmente riconosciute dalla Strategia nazionale: Media Valle del Tevere e Umbria meridionale, Nord Est Umbria, Sud Ovest Orvietano e Unione dei Comuni del Trasimeno, per un totale di 59 comuni, pari a oltre un quarto del territorio regionale. Anche queste aree affrontano criticità comuni, come carenza di infrastrutture, calo dei servizi essenziali e invecchiamento della popolazione, ma mostrano una resilienza superiore alla media nazionale, grazie a filiere produttive radicate e a un’offerta turistica in espansione.
Durante il focus, tra i temi evidenziati dai partecipanti emergono: necessità di rafforzare i servizi essenziali di prossimità (scuole, sanità, sportelli bancari, poste), miglioramento dell’accessibilità digitale e fisica, valorizzazione dell’identità territoriale attraverso un “Marchio Valnerina”, creazione di reti tra imprese, enti locali e comunità, per dare continuità progettuale e stimolare lo sviluppo sostenibile.
Paolo Bulleri, dirigente Isnart e responsabile per l’analisi dell’economia del turismo, ha sottolineato l’urgenza di politiche di lungo periodo: «Queste comunità chiedono infrastrutture, reti digitali e una progettazione duratura. Solo così il turismo può diventare motore stabile di crescita, e non un fenomeno stagionale».
La sfida della Valnerina e delle altre aree interne umbre è quella di coniugare innovazione e autenticità, trasformando la montagna in un luogo dove vivere, lavorare e restare. Un obiettivo che passa per competenze, visione strategica e investimenti mirati.