La lite sul calcio, poi il colpo fatale: così è morto Cumani. Lacrime e commozione alle esequie

Una provocazione sul calcio, uno scambio di insulti e la tragedia: il 23enne è morto in pochi minuti. A Fabriano lutto cittadino per l’ultimo saluto

Hekran Cumani

Un’offesa, una battuta e una coltellata mortale: così è morto Hekuran Cumani, 23 anni, nel parcheggio del Dipartimento di Matematica dell’Università di Perugia. Un’escalation improvvisa, nata da una lite tra due gruppi di giovani – uno marchigiano, l’altro umbro – che fino a quel momento non si erano mai incontrati. È quanto emergerebbe dalle testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile di Perugia, sotto il coordinamento della pm Gemma Miliani, che indaga sull’omicidio.

Secondo una prima ricostruzione, tutto sarebbe partito da una battuta sul calcio, un “forza Marocco” detto per irridere, poi un insulto in arabo, forse pensando che nessuno avrebbe capito, e infine una risposta altrettanto pesante. Una miccia accesa da nulla, che ha fatto precipitare gli eventi in pochi attimi. A colpire Hekuran, una sola coltellata, rivelatasi letale: ha trafitto cuore e polmoni, come confermato dai primi risultati dell’autopsia.

Le immagini delle telecamere non hanno ripreso il momento preciso dell’aggressione, ma mostrano i due gruppi all’interno del locale, prima della lite, mentre giocano insieme al punchball, segno che non c’erano stati precedenti. Tutto lascia supporre che l’episodio sia esploso in modo del tutto imprevisto, eppure si è trasformato in un omicidio efferato, che ha sconvolto le comunità coinvolte.

Il 21enne indagato per l’omicidio avrebbe avuto precedenti per risse e comportamenti violenti nei locali della città. Dopo i fatti, ha cancellato i propri profili social e modificato il nickname, secondo quanto riferito da amici della vittima. Nel gruppo dei presunti responsabili c’è anche un 18enne già sottoposto a obbligo di firma, coinvolto a maggio in un’aggressione con spray urticante e roncola contro i buttafuori di un locale. In passato, secondo fonti investigative, avrebbe sottratto la borsa a una ragazza priva di sensi, in un altro episodio gravissimo.

La tragedia ha colpito duramente Fabriano, città di origine di Hekuran. Sabato si sono svolti i funerali del giovane, in una chiesa gremita di amici, familiari e cittadini. La bara bianca è stata accompagnata da palloncini e lacrime. Durante l’omelia, il parroco della cattedrale ha usato parole forti: «Sopprimere una vita, non avere rispetto per una vita vuol dire che sono venuti meno molti valori. Non ci si diverte più a ballare, ma solo nella violenza. È assurdo, inaccettabile».

L’appello alla responsabilità e alla riflessione è stato condiviso da un’intera comunità, che ha voluto testimoniare la propria indignazione di fronte a una morte che non ha spiegazione, se non in un contesto di degrado culturale e perdita di riferimenti etici. «Mi indigno come uomo e come prete – ha concluso il parroco – perché non ci sono più quei valori condivisi, fondamentali per la convivenza civile».

Una tragedia che solleva domande inquietanti sulla facilità con cui oggi può scoppiare la violenza tra i giovani. Una provocazione superficiale, una reazione sproporzionata, e in pochi minuti, una vita spezzata per sempre. Le indagini proseguono per raccogliere tutti gli elementi necessari all’adozione di misure cautelari nei confronti del responsabile.

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