Una famiglia, un cane dal fiuto infallibile e un legame autentico con la natura. È questa la storia dei Cenci di Città di Castello, protagonisti della prima “cerca” di stagione del tartufo bianco pregiato, conclusasi con una scoperta straordinaria: due trifole di oltre mezzo chilo, trovate in un’unica giornata nei boschi dell’Alta Valle del Tevere.
A scovarle è stato Yago, un bracco pointer dal fiuto eccezionale, guidato dal suo padrone Diego Cenci, 46 anni, tartufaio con tesserino da oltre 15 anni e iscritto all’Associazione Tartufai Alto Tevere. Accanto a lui i figli Mattia, 16 anni, e Marco, 13, che già si allenano con vanghino e guinzaglio per seguire le orme del padre.
«Sono due trifole di oltre mezzo chilo – racconta con orgoglio Diego – trovate nella stessa giornata. È bellissimo andare a tartufi, ti senti bene a contatto con la natura e con i cani. Il tartufo è sempre una sorpresa: ti vengono i brividi quando lo vedi affiorare dalla terra e senti il suo profumo inebriante. Per quest’anno sono i più belli che ho trovato, ma spero di migliorare ancora».
Una famiglia di “cavatori” unita da una passione antica
Quella dei Cenci è una vera dinastia di cercatori di tartufi. Diego ha iniziato la sua avventura nel 1998, spinto dalla passione trasmessa dalla moglie Elisa, ereditata a sua volta dallo zio tartufaio, conosciuto come “il Barba”.
E proprio il tartufo è stato il motore di una storia d’amore. «Tutto iniziò nel settembre 2008 – racconta Diego –. Un giorno vidi in un ristorante un volantino con scritto “vendesi cuccioli di bracco pointer”. Presi il numero e chiamai: il cane che aveva avuto i cuccioli era dello zio della mia futura moglie, tartufaio anche lui. Da quella telefonata è iniziata la nostra storia, fatta di amore e di passione per il tartufo. La gioia più grande non è solo trovare una trifola, ma sapere che tutta la mia famiglia mi segue con il cuore».
In casa Cenci, oltre a Mattia e Marco, ci sono anche Manuel, nato nel 2018, e la piccola Matilde, venuta alla luce lo scorso marzo: i più giovani dovranno attendere ancora qualche anno prima di ottenere il tesserino da tartufai, ma la passione è già scritta nel DNA.
Città di Castello, la capitale del tartufo tutto l’anno
La storia dei Cenci si intreccia con quella di Città di Castello, riconosciuta come una delle capitali italiane del tartufo.
Nel territorio operano circa 1.500 cavatori nel solo comune e quasi 2.000 nell’Alta Umbria, con una presenza stimata di 3.000 cani da cerca di altissimo livello. Una tradizione viva, riconosciuta anche dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
In attesa del 45° Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato
A pochi giorni dal taglio del nastro del 45° Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, in programma nel centro storico di Città di Castello dal 31 ottobre al 2 novembre 2025, la storia della famiglia Cenci è stata celebrata come simbolo dei valori che l’evento intende raccontare.
«Nessun luogo come Città di Castello parla del tartufo – hanno sottolineato l’assessore al Commercio e Turismo Letizia Guerri, il presidente dell’Ente Fiera Lazzaro Bogliari e il presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere, Andrea Canuti –. Qui il tartufo non è una rarità, ma un’eccellenza che rappresenta il legame profondo tra uomo e natura. Storie come quella dei Cenci danno valore alla nostra tradizione e testimoniano un sapere che si tramanda di generazione in generazione».
Una passione che profuma di famiglia e di Umbria
Oggi Diego, Elisa e i loro quattro figli incarnano il volto più autentico di una Umbria che vive del suo territorio.
Tra sentieri, boschi e cani dal fiuto infallibile, la famiglia Cenci dimostra che la cerca del tartufo non è solo un mestiere o un passatempo, ma una forma di cultura e di identità collettiva.
Una tradizione che, come il profumo intenso del tartufo bianco, continua a diffondersi nel tempo, mantenendo viva l’anima di un territorio unico.
