Il Tribunale di Perugia ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di sei imputati coinvolti in un complesso sistema di frode fiscale nel settore della logistica e del trasporto merci. Le pene variano da un anno e alcuni mesi fino a due anni e nove mesi di reclusione e sono state pronunciate il 17 ottobre scorso al termine di un procedimento dibattimentale che si è svolto tra luglio e settembre.
L’inchiesta, condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Perugia, ha fatto luce su un meccanismo fraudolento che vedeva coinvolte false cooperative e società di comodo, create appositamente per evadere il fisco e abbattere artificialmente i costi del lavoro.
Il sistema fraudolento: una rete di cooperative fittizie
Il sistema ruotava attorno a un consorzio privo di personale e senza reali strutture operative, che riceveva in appalto i servizi di logistica da diverse aziende umbre, tra cui una che operava in franchising con corrieri di rilevanza nazionale. Questi servizi venivano poi subappaltati a cooperative e società semplificate e di breve durata, formalmente gestite da soggetti nullatenenti e sconosciuti al fisco, ma con numerosi dipendenti – tra cui autisti, facchini e magazzinieri – impiegati di fatto dalle imprese committenti.
Le cooperative emettevano fatture per operazioni inesistenti e vantavano crediti fiscali fittizi per simulare una posizione contributiva regolare, creando una filiera apparentemente conforme alle normative.
Il sequestro preventivo e il risarcimento
Nel corso delle indagini, sono stati contestati reati previsti dal decreto legislativo 74 del 2000, come frodi fiscali e indebite compensazioni. Su richiesta della Procura, nel 2021 era stato disposto un sequestro preventivo di oltre tre milioni di euro, di cui più di un milione è stato effettivamente recuperato.
Nel frattempo, gli operatori economici coinvolti hanno definito la loro posizione fiscale in via amministrativa, pagando circa 1,4 milioni di euro, comprensivi di imposte, interessi e sanzioni. Dopo il pagamento, il Tribunale, su parere della Procura, ha disposto il dissequestro delle somme, permettendo l’utilizzo di tali fondi per saldare i debiti tributari e restituire l’eventuale eccedenza agli aventi diritto.