Si è tenuto con successo, presso l’aula Mercati dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, il convegno promosso da Cisl Medici Umbria dal titolo “La responsabilità professionale medica: verso la depenalizzazione?”. L’incontro, presieduto dal segretario generale regionale Luca Nicola Castiglione, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, giuristi, medici e sindacalisti, in un confronto di alto profilo su uno dei temi più delicati per il futuro della sanità pubblica: il rapporto tra responsabilità professionale e medicina difensiva.
Al centro del dibattito, il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede una depenalizzazione parziale delle responsabilità professionali in ambito sanitario, rendendo il medico punibile solo nei casi di colpa grave o dolo, sulla base di una graduazione della responsabilità che tenga conto del contesto, dei protocolli e delle condizioni operative. L’obiettivo è duplice: ridurre la medicina difensiva e ricondurre la responsabilità penale entro limiti sostenibili, per tutelare il sistema sanitario e i cittadini.
“Ogni anno in Italia – ha ricordato Castiglione – si registrano circa 15mila denunce contro medici, ma solo il 3% si conclude con una condanna. Questo ha generato una pratica diffusa di medicina difensiva, che costa 11 miliardi l’anno allo Stato e produce un effetto drammatico sulle liste d’attesa”.
I relatori: “Non si tratta di impunità, ma di responsabilità proporzionata”
Tra gli interventi più significativi quello della segretaria nazionale Cisl Medici Luciana Cois, che ha definito la depenalizzazione “un atto di civiltà”, sottolineando come il malessere lavorativo dei professionisti sanitari, schiacciati dalla paura di denunce e aggressioni, stia minando la qualità del rapporto medico-paziente.
Il senatore Amedeo Bianco, tra i promotori della Legge 24/2017, ha ripercorso le origini di quella norma, definendola un primo passo importante ma incompleto, per via della mancata retroattività sull’azione risarcitoria della Corte dei conti. Bianco ha auspicato un intervento normativo più organico, capace di chiarire le attuali zone grigie e sostenuto l’esigenza di una revisione legislativa che salvaguardi sia i diritti dei cittadini sia la serenità dei medici.
Laura Reale, sostituta procuratrice a Perugia, ha illustrato i criteri di valutazione penale nelle denunce per errore medico: “Dal ‘più probabile che non’ in sede civile all’‘oltre ogni ragionevole dubbio’ in sede penale”, spiegando le differenze di standard probatorio tra le due giurisdizioni.
Per Giuseppe Giordano, consigliere nazionale Cisl Medici, è necessario ripensare il rapporto tra responsabilità, assicurazione e danno: “In altri Paesi basta la copertura assicurativa per risarcire un danno, senza dover discutere la colpa. In Italia i medici hanno già l’obbligo di rispondere civilmente in caso di dolo o colpa grave, ma anche penalmente: serve equilibrio”.
Scudo penale: da misura temporanea a norma strutturale?
Attualmente, lo “scudo penale” introdotto ad aprile 2022 è stato più volte prorogato, ma rimane una misura temporanea, con scadenza fissata al 31 dicembre 2025. Il nuovo disegno di legge mira a rendere strutturale questa tutela, senza escludere la punibilità, ma limitandola ai casi effettivamente gravi, evitando derive punitive che hanno finito per alterare la pratica clinica.
Il messaggio centrale emerso dal convegno è chiaro: la responsabilità del medico non va abolita, ma va resa proporzionata e compatibile con l’esercizio sereno della professione, per il bene della collettività e della tenuta del sistema sanitario.