Processo Suarez, Spina e Grego Bolli: “Nessuna garanzia di promozione, esame regolare”

Le ex dirigenti dell’Università per Stranieri di Perugia respingono le accuse: “Tutto fatto secondo le regole, nessun favore all’ex attaccante del Barcellona”

Nessun favoritismo e nessuna certezza del superamento dell’esame. Questo il fulcro della difesa di Stefania Spina e Giuliana Grego Bolli, rispettivamente ex direttrice del Centro di valutazione linguistica ed ex rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia, entrambe imputate nel processo per le presunte irregolarità legate alla certificazione della lingua italiana ottenuta nel 2020 da Luis Suarez, all’epoca calciatore del Barcellona.

“Nessuno gli aveva garantito il superamento” ha dichiarato Spina, interrogata davanti al tribunale perugino. L’esame, poi definito “una farsa” dagli inquirenti, aveva fatto scalpore nazionale, coinvolgendo direttamente il mondo accademico e sportivo.

La difesa: “Ha sostenuto un esame semplice, come tutti in quel periodo”

Secondo quanto riferito dallo studio legale Brunelli, che assiste le due imputate, le risposte fornite durante l’interrogatorio sono state “precise, appassionate e coerenti con l’impegno nel rispetto delle regole”. La stessa Spina ha spiegato che l’esame in questione era una certificazione di livello base, utile per i fini della cittadinanza italiana, e che Suarez si era preparato anche attraverso materiali pubblici disponibili sul sito dell’Ateneo.

Da parte sua, Giuliana Grego Bolli ha precisato di non aver seguito direttamente la procedura legata all’esame del calciatore uruguaiano, né di aver dato indicazioni utili a favorirlo. Ha inoltre contestualizzato l’esame, sottolineando che si trattava di un breve colloquio orale, strutturato secondo una procedura semplificata imposta dalle restrizioni anti-Covid. “Era un esame che in quel periodo hanno superato tutti i candidati”, ha aggiunto.

Le accuse: esame “ad personam” e contenuti rivelati

Secondo la Procura di Perugia, le imputate, insieme a un terzo soggetto, avrebbero creato una sessione d’esame su misura per Suarez, rivelandogli in anticipo le domande e i contenuti della prova. Un’accusa che, se confermata, configurerebbe gravi violazioni dei criteri di imparzialità e trasparenza nelle certificazioni universitarie.

Nonostante ciò, lo studio legale che assiste Spina e Grego Bolli si dice fiducioso in un esito favorevole del processo, sottolineando l’assenza di elementi che dimostrino l’intenzionalità di un trattamento privilegiato nei confronti del calciatore.

Un caso che ha scosso il mondo accademico e sportivo

Il caso scoppiò nel settembre 2020, quando Suarez volò a Perugia per ottenere la certificazione linguistica necessaria per ottenere la cittadinanza italiana, allora utile per il suo possibile trasferimento alla Juventus. L’indagine rivelò presunti scambi di informazioni preventivi e pressioni interne, sollevando un’ondata di critiche e ponendo interrogativi sulla trasparenza dei processi accademici.

Verso la sentenza

Il processo in corso a Perugia dovrà ora stabilire se vi siano state violazioni penali e se l’esame di Luis Suarez sia stato truccato o semplicemente semplificato nel contesto pandemico. Intanto, le imputate difendono la legittimità del loro operato e respingono ogni accusa di scorrettezza.

“Siamo confidenti in un favorevole esito del processo”, ribadiscono i legali, mentre la giustizia fa il suo corso per uno degli episodi più controversi nella recente storia dell’intersezione tra sport e istituzioni.

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