Derivazioni idroelettriche, nuove regole per i fondi ai Comuni umbri

La Regione Umbria avvia una riforma per superare i vincoli d’uso delle risorse: più flessibilità, progetti strategici e coinvolgimento civico

Modificare il quadro normativo attuale per garantire una gestione più efficace delle risorse legate agli impianti di grande derivazione idroelettrica. È questo l’obiettivo dell’incontro svoltosi presso la sala riunioni di Arpa a Terni tra l’assessore regionale all’ambiente ed energia, Thomas De Luca, e i rappresentanti di 13 Comuni umbri coinvolti nella recente ripartizione dei fondi 2025, pari a oltre 3,6 milioni di euro.

La riunione ha segnato un passo concreto verso la revisione dell’articolo 24 della Legge Regionale n. 1 del 6 marzo 2023, che finora vincolava l’utilizzo dei fondi a quattro ambiti specifici: decoro urbano, manutenzione viaria ordinaria, interventi su impianti sportivi e sostegno a grandi eventi o manifestazioni storiche. Una parcellizzazione che ha limitato la capacità di investimento strategico dei Comuni, obbligati a suddividere le risorse su più voci e con poca possibilità di programmazione a lungo termine.

L’assessore De Luca ha confermato l’impegno della Regione Umbria per ampliare gli ambiti di spesa e rendere le risorse più funzionali alle reali esigenze territoriali. Le modifiche annunciate prevedono infatti la possibilità di concentrare i fondi su un unico progetto, superando la frammentazione attuale, e di pianificare gli interventi su più annualità, offrendo una maggiore stabilità e incisività nelle azioni.

In particolare, tra le nuove tipologie di spesa ammissibili verranno inseriti settori strategici come il contrasto alla povertà, la bonifica di siti inquinati, la rigenerazione urbana e la prevenzione del rischio idrogeologico. Inoltre, si aprirà anche alla realizzazione di impianti da Fonti Energetiche Rinnovabili, in coerenza con le politiche di sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), garantendo fonti di entrata stabili per i Comuni aderenti.

Uno dei principi cardine della riforma sarà il coinvolgimento delle realtà civiche territoriali. I Comuni dovranno valutare obbligatoriamente le proposte provenienti da associazioni locali, soprattutto nei centri minori e nelle antiche municipalità direttamente interessate dagli impianti idraulici. Questa scelta mira a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadinanza attiva, rendendo i progetti più aderenti ai bisogni concreti delle comunità.

Il nuovo approccio prevede che, già a partire dal bilancio preventivo, i Comuni indichino con precisione la destinazione delle risorse, anticipando gli interventi da realizzare. Nel 2026 sarà pubblicato un bando basato su progettualità definite e coerenti con le priorità territoriali. Entro il 15 ottobre, intanto, il tavolo tecnico tornerà a riunirsi per raccogliere osservazioni su vincoli e criteri di assegnazione.

“Siamo di fronte a un cambiamento strutturale nella gestione dei fondi idroelettrici”, ha dichiarato De Luca. “Vogliamo che queste risorse diventino uno strumento reale di sviluppo e valorizzazione per i territori coinvolti, puntando su qualità, visione strategica e partecipazione”.

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