Pestaggio a Città di Castello: Daspo Willy per i responsabili, tre sono italiani

Identificati i partecipanti allo scontro del 2 giugno: per loro denunce, misure di prevenzione e divieti di accesso.

La Polizia di Stato del Commissariato di Città di Castello ha concluso le indagini sulla violenta rissa avvenuta lo scorso 2 giugno in piazza Garibaldi, individuando i quattro presunti responsabili. Si tratta di un cittadino marocchino di 23 anni e tre italiani di 50, 48 e 41 anni, tutti residenti in zona e già noti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia.

Gli investigatori, attraverso l’analisi delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze raccolte, hanno ricostruito le fasi dello scontro, nato per futili motivi e degenerato in pochi minuti. I partecipanti avrebbero afferrato spranghe metalliche sottratte da alcune fioriere e colpito con violenza i rivali, causando lesioni personali e danneggiamenti. Uno di loro, inoltre, avrebbe lanciato una bottiglia di vetro, motivo per cui è stato anche deferito per getto pericoloso di cose.

La scena, caratterizzata da particolare aggressività e modalità cruente, ha suscitato forte allarme sociale tra i residenti e le persone presenti in piazza, tanto da richiedere un’immediata risposta delle autorità. I quattro sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per rissa aggravata, lesioni personali e danneggiamento aggravato.

Alla luce della gravità dei fatti e delle condotte riscontrate, il Questore di Perugia ha applicato nei confronti dei denunciati il Daspo Willy, misura di prevenzione introdotta per contrastare episodi di violenza nelle aree urbane. Il provvedimento vieta l’accesso e la permanenza nelle vicinanze del locale teatro della rissa per due anni al 23enne e per un anno agli altri tre coinvolti.

Il “Daspo Willy”, rafforzato a seguito del tragico omicidio di Willy Monteiro Duarte nel 2020, rappresenta uno strumento volto a tutelare la sicurezza dei cittadini e prevenire il ripetersi di episodi analoghi. La sua violazione costituisce un reato autonomo, punito con la reclusione da 1 a 3 anni e una multa da 10 a 24 mila euro.

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