Case popolari, in Umbria quasi 1400 alloggi liberi ma inagibili: mancano i soldi per sistemarli

In Umbria 1.391 case popolari risultano non locabili per carenze strutturali. Ater stima 30mila euro per il ripristino di ogni alloggio. Morosità oltre 12 milioni.

In Umbria ci sono 1.391 case popolari che non possono essere affittate a causa delle loro condizioni strutturali. Il dato, emerso durante una recente seduta della terza commissione del Consiglio regionale, evidenzia una criticità profonda nel sistema dell’edilizia residenziale pubblica. A spiegare il quadro è stato Federico Santi, presidente di Ater Umbria, l’Agenzia territoriale per l’edilizia residenziale, nel corso di un’audizione dedicata alle modifiche della legge regionale in materia. L’obiettivo ora sarà cercare di ridurre questo numero.

Attualmente, in Umbria si contano 9.677 alloggi di edilizia residenziale pubblica, di cui il 75% gestito da Ater e il restante 25% dai Comuni. Di questi, circa 8.000 risultano regolarmente locati, mentre 243 potrebbero essere assegnati ma restano comunque sfitti. Tuttavia, il dato più preoccupante riguarda gli 1.391 alloggi dichiarati “non locabili”. Di questi, il 70% è in carico ad Ater e il 30% ai Comuni.

Secondo le informazioni fornite in commissione, 79 abitazioni sono già in fase di ripristino, 38 sono gestite dal servizio tecnico, ma per ben 1.278 alloggi le condizioni devono ancora essere verificate. Il presidente Santi ha sottolineato che, in media, servono circa 30.000 euro per la ristrutturazione di ciascun appartamento, una cifra che incide pesantemente sui bilanci dell’Agenzia e degli enti locali.

La situazione si aggrava ulteriormente quando gli appartamenti restano sfitti per lunghi periodi, diventando inagibili al momento dell’assegnazione. A complicare il quadro c’è anche il fatto che Ater continua a sostenere le spese per Imu e oneri condominiali su questi immobili non utilizzati. L’inerzia burocratica e i ritardi nei bandi di assegnazione, spesso bloccati da verifiche lente e complesse, contribuiscono a mantenere alta la quota di alloggi inutilizzati.

Durante la seduta, si è discusso anche delle modifiche normative proposte dalla giunta Proietti, che puntano a rendere il sistema più equo e funzionale. L’assessore Barcaioli ha evidenziato quattro ambiti critici della legge in vigore: esclusione di interi nuclei familiari in presenza di una condanna passata in giudicato, giudicato incostituzionale in quanto contrario al principio di responsabilità penale personale;  esclusione per chi possiede immobili all’estero, difficilmente verificabile in molti Stati privi di catasto; obbligo di residenza di almeno cinque anni in Umbria, già dichiarato illegittimo dalla Consulta per analogia con la normativa veneta; scarsa efficacia delle autocertificazioni, che i Comuni non riescono a controllare tempestivamente, bloccando così la formazione delle graduatorie.

Un ulteriore nodo emerso riguarda la morosità degli assegnatari, che ha raggiunto la soglia preoccupante di 12 milioni di euro. Una cifra che, secondo quanto evidenziato in commissione, rappresenta un fardello finanziario significativo per il sistema di edilizia popolare, già appesantito dai costi di manutenzione e gestione.

Il quadro complessivo richiede, come ha spiegato Ater interventi strutturali e finanziamenti mirati per ripristinare gli alloggi non locabili e rivedere i criteri normativi. La giunta regionale è chiamata a snellire la burocrazia e garantire trasparenza nei bandi, affinché le case popolari tornino ad essere un’opportunità reale per chi vive in condizioni di difficoltà abitativa.

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