Un maxi-tartufo da record scoperto in Umbria grazie al fiuto di Dora

Grazie al fiuto di Dora, una cucciola di lagotto romagnolo, l'Umbria celebra un ritrovamento eccezionale di tartufo da record, con un esemplare di oltre un chilo e quattrocento grammi

Un tartufo nero estivo (“scorzone“, Tuber aestivum Vittad.) di ben oltre un chilo e quattrocento grammi è stato recentemente trovato nelle campagne umbre grazie all’eccezionale fiuto di Dora, una cucciola di lagotto romagnolo. Il ritrovamento, effettuato dal cane durante una giornata di ricerca, è stato un vero e proprio record per il territorio e per il proprietario, che da poco più di un anno ha iniziato a fare parte dei tartufai altoteverini.

Il tartufo è stato scoperto nel cuore delle campagne umbre, una regione da sempre conosciuta per la sua tradizione legata alla raccolta di questo prelibato tubero. Il proprietario di Dora, insieme all’allevatore Valerio Giambi, ha ricevuto il meritato riconoscimento per il ritrovamento. Giambi, che è anche un rappresentante di primo piano dell’associazione tartufai altotevere umbro, ha spiegato che il tartufo trovato è davvero una “meraviglia della natura”.

La passione che paga: un lavoro di squadra

Giambi ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra il cane e il suo proprietario, precisando: “Il merito è come sempre prima di tutto del cane, in questo caso Dora, una cucciola del mio allevamento che il proprietario ha scelto e guidato con amore e passione alla ricerca ed è stato ripagato.” Il ritrovamento di un tartufo di tale dimensione non è solo un evento raro, ma anche un segnale positivo per il futuro della ricerca del tartufo nella regione, che si avvia alla prossima stagione con buone prospettive.

Il tartufo e il territorio altotiberino

La ricerca del tartufo è un’attività radicata nel territorio altotiberino, che comprende ben 2.500 cani da tartufo. Solo a Città di Castello, il cuore pulsante di questa tradizione, si contano circa 1.500 cani addestrati alla ricerca, tra cui 750 meticci e 444 lagotti romagnoli, insieme ad altre razze specializzate come springer spaniel e cani da ferma tedeschi.

La zona produce un terzo del tartufo bianco che arriva sulle tavole di tutto il mondo, una risorsa economica fondamentale per la regione. Il tartufo è considerato una vera e propria “ricchezza” per Città di Castello, insieme a Gubbio, Pietralunga, Montone, Citerna, e Monte Santa Maria Tiberina, che rappresentano i territori più vocati per la raccolta, offrendo tutte le specie di tartufo durante l’anno.

Un settore in crescita, con un’attenzione crescente verso i giovani

Il settore del tartufo è in forte crescita, con una particolare attenzione verso i giovani tartufai. Ogni anno, sempre più giovani tra i 16 e i 25 anni si uniscono a questa tradizione, con una crescente rappresentanza femminile che contribuisce a diversificare il settore. 1.000 tartufai ogni anno si avventurano nei boschi, continuando a preservare una tradizione che dura da secoli.

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