Aveva la base operativa a Fontivegge, dove viveva con la famiglia, il ventenne marocchino arrestato mercoledì scorso dai carabinieri del Ros con l’accusa di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. Secondo le indagini, si era messo a disposizione dell’Iskp (Islamic State Khorasan Province), considerata la branca più pericolosa dello Stato Islamico, attiva nella vasta area geografica del Khorasan che include Afghanistan, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e parte della Cina.
Il giovane, aveva avviato un intenso percorso di radicalizzazione attraverso il web, dove diffondeva materiali di propaganda e cercava di coinvolgere altri simpatizzanti. “Il web è ormai terreno fertile per la radicalizzazione islamista”, ha dichiarato il procuratore Raffaele Cantone, sottolineando l’importanza dell’intervento repressivo nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia.
Gli investigatori hanno scoperto che il ragazzo era in contatto diretto con un miliziano dell’Iskp attivo in campi di addestramento asiatici, con il quale avrebbe condiviso un piano d’azione definito “vago ma compatibile con finalità terroristiche”. Le comunicazioni, ritenute significative, hanno spinto gli inquirenti a richiedere e ottenere un’ordinanza di custodia cautelare, subito eseguita dai militari.
“Aveva dichiarato la disponibilità a colpire in Occidente”, si legge nel comunicato stampa diffuso dal Ros, che ha evidenziato come il giovane avesse già maturato competenze avanzate nella costruzione di ordigni esplosivi artigianali. Le tecniche, apprese online tramite i canali ufficiali del Daesh, erano parte di un addestramento autonomo portato avanti per mesi.
Durante il blitz, i carabinieri hanno sequestrato dispositivi informatici e materiale propagandistico, che ora saranno analizzati per individuare altri potenziali soggetti coinvolti o destinatari delle attività di proselitismo. Il ventenne, secondo quanto emerso, aveva anche tentato di indottrinare nuovi simpatizzanti, condividendo contenuti ideologici e video istigatori tramite piattaforme di messaggistica usate da giovani utenti.
L’arresto si inserisce in un’operazione più ampia contro il terrorismo jihadista digitale, che coinvolge le DDA e le forze antiterrorismo italiane. “Nonostante la giovane età, l’indagato mostrava una piena adesione ideologica allo Stato Islamico” hanno precisato gli inquirenti, “e si era trasformato in un potenziale operatore operativo”.
Ora il giovane si trova nella Casa Circondariale di Perugia-Capanne, a disposizione dell’autorità giudiziaria. La sua posizione è ora al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, che coordinerà i prossimi sviluppi dell’inchiesta, focalizzandosi sul tracciamento della rete di contatti e sull’eventuale coinvolgimento di altri soggetti nella filiera propagandistica o operativa.