ll progetto del “Nodino” di Perugia continua a dividere, La Seconda commissione del Consiglio regionale dell’Umbria, guidata dalla presidente Letizia Michelini, ha ospitato una nuova seduta di audizioni con i rappresentanti dei comitati civici coinvolti. A Palazzo Cesaroni sono intervenuti sostenitori dell’opera, riuniti nel comitato “Chi salverà Ponte S. Giovanni?.
I favorevoli al progetto hanno posto l’accento sull’urgenza di un intervento strutturale per alleggerire la pressione sulla viabilità dell’area perugina. Secondo il presidente del comitato, Luigi Ercolani, e altri esponenti come Silvano Natalizi e Claudio Ricciarelli, il nodo di Ponte San Giovanni è un crocevia strategico per l’Italia centrale, attraversato ogni giorno da circa 90mila veicoli. Una cifra che, secondo loro, giustifica l’intervento infrastrutturale proposto, già approvato con tutti i pareri ambientali dei Ministeri competenti. I sostenitori del Nodino sottolineano anche i gravi livelli di inquinamento e pericolo nella zona, dove la Polizia stradale avrebbe rilevato che “il 75% degli incidenti della E45 si verifica nei 5 chilometri dell’area di Ponte San Giovanni”.
Ma su questo punto si è scatenata la contestazione più accesa. Il comitato “Sciogliamo il nodo di Perugia” ha smentito pubblicamente il dato, definendolo “errato o falso”. Secondo i loro riscontri, ottenuti consultando i dati ACI 2023, gli incidenti registrati nel tratto km 68–72 (Ponte S. Giovanni) sono solo 12, a fronte dei 133 totali della E45 tra Ravenna e San Gemini, pari appena al 9% del totale, o al 19% se si considerano solo quelli nella provincia di Perugia. Un divario netto rispetto alla percentuale citata dai favorevoli al Nodino, che alimenta la richiesta di maggiore rigore e trasparenza nell’utilizzo dei dati da parte delle istituzioni.
Il comitato contrario ha inoltre criticato l’impatto ambientale e paesaggistico del progetto, con la prevista realizzazione di una galleria artificiale e una vasta trincea nella zona collinare e boscosa di Collestrada. Si tratta, secondo gli attivisti, di un’area tutelata dalla Rete Natura 2000, la cui morfologia verrebbe “cancellata per sempre”. L’opera, per loro, sarebbe anche inefficace: i dati ANAS confermerebbero che solo il 10% del traffico opterebbe per la variante. Inoltre, la vera criticità non sarebbe il traffico di attraversamento, quanto quello di accesso alla città.
Le proposte alternative messe sul tavolo dagli oppositori includono interventi più selettivi e meno invasivi, come il miglioramento della segnaletica, il raddoppio delle rampe esistenti, l’installazione di barriere antirumore e il potenziamento del trasporto ferroviario locale, per incentivare l’intermodalità. Tutte misure considerate più rapide da attuare e meno costose dei 2 miliardi e 10 anni previsti per il completamento del Nodino.