Lago Trasimeno, accordo storico: 10 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno da Montedoglio

Firmato un piano tra Umbria, Toscana e Autorità di bacino per la gestione delle risorse idriche: l'obiettivo è salvare il Trasimeno e fronteggiare la crisi climatica

Lago Trasimeno

Un accordo strategico garantirà l’immissione annuale di 10 milioni di metri cubi d’acqua nel lago Trasimeno, tra novembre e marzo, provenienti dal sistema idrico di Montedoglio. L’intesa, definita come un punto di svolta per il futuro ambientale del lago, è stata approvata dalla giunta regionale umbra e sarà firmata nelle prossime settimane da Umbria, Toscana, Autorità di bacino e il commissario straordinario per la siccità, Nicola Dell’Acqua.

Acque compatibili e trasferimento controllato

Le acque di Montedoglio sono state dichiarate compatibili con quelle del lago Trasimeno, come confermato da uno studio dell’Università di Perugia. Il trasferimento idrico avverrà inizialmente attraverso il fosso Paganico, immissario naturale del Trasimeno, con la possibilità di valutare in futuro soluzioni alternative. La fase iniziale sarà sperimentale e sottoposta a costante monitoraggio, sotto la supervisione del commissario.

Ristabilire l’equilibrio idrico e ambientale del Trasimeno

L’apporto idrico previsto dovrebbe innalzare il livello del lago di almeno 10 centimetri l’anno, contribuendo a ristabilirne l’equilibrio e a migliorare le sue condizioni ambientali. Ma l’accordo ha anche una valenza interregionale più ampia, poiché punta a fronteggiare in modo coordinato la crescente crisi idrica, aggravata dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei periodi siccitosi.

Tre scenari di fabbisogno idrico fino al 2040

L’intesa prevede una programmazione progressiva dei fabbisogni: dagli attuali 27,5 milioni di metri cubi l’anno, si prevede un incremento a quasi 50 milioni nel periodo 2028-2034, fino a un massimo di 79,8 milioni annui a regime. Le Regioni si impegnano ad aggiornare costantemente questi dati e a garantire, in ogni caso, il deflusso ecologico minimo del Tevere a valle della diga: 870 litri al secondo in inverno, il doppio in estate.

Priorità e gestione in caso di scarsità

In condizioni di scarsità, la distribuzione dell’acqua seguirà un ordine di priorità: prima l’uso potabile, poi quello zootecnico e produttivo, infine l’irrigazione agricola, che dovrà comunque orientarsi verso tecniche ad alta efficienza e riutilizzo delle acque reflue. Le Regioni potranno anche disporre limitazioni nei prelievi idrici in coordinamento con gli osservatori distrettuali.

Monitoraggio, verifiche e modello matematico

Un Comitato di vigilanza, coordinato dal commissario e composto da rappresentanti istituzionali, seguirà l’attuazione dell’accordo fino al 2040, anno in cui è previsto il completamento di tutte le opere. Il comitato si avvarrà di un modello matematico sviluppato dall’Università di Perugia per simulare scenari e supportare le decisioni operative. Una prima verifica sostanziale sarà effettuata nel periodo 2028-2034, in linea con le direttive europee sull’acqua.

Investimenti e tariffe differenziate

Il piano è accompagnato da importanti interventi infrastrutturali: circa 323 milioni già investiti, altri 264 milioni in opere programmate e 233 milioni di lavori futuri stimati. Per quanto riguarda i costi, le tariffe per uso potabile saranno determinate dall’Autorità idrica toscana (con il parere dell’Umbria), mentre quelle per l’irrigazione saranno gestite dall’ente Eaut.

Una storia lunga oltre vent’anni

Il percorso che ha portato all’accordo affonda le radici nel protocollo Umbria-Toscana del 2000, aggiornato nel 2008 e frenato da difficoltà tecniche, tra cui il crollo del concio della diga nel 2010. Solo di recente è stato possibile ripristinare il pieno funzionamento del sistema Montedoglio, che ora diventa un polo strategico per la gestione integrata delle risorse idriche delle due regioni.

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