Perugia, preghiere e gruppi anti-aborto davanti all’ospedale: “No a interferenze, scelta sia libera”

La campagna anti-abortista “40 giorni per la vita” arriva a Perugia: veglie, cartelli e volantini accendono la polemica sul diritto all’aborto. La protesta dlla Rete Umbra per l'autodeterminazione

Bufera sull’iniziativa “40 giorni per la vita”, organizzata daMovimento per la vita e Pro Vita & Famiglia. che sta facendo il giro d’Italia e che andrà avanti anche oggi davanti all’ospedale Santa Maria della Misericordia. I militanti anti-abortisti, occupano lo spazio pregando in gruppo e riunendosi di fronte all’ingresso distribuendo manifesti contro  l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG).
La campagna “40 giorni per la vita” nasce nel 2004 negli Stati Uniti con l’obiettivo dichiarato di “porre fine all’aborto attraverso la preghiera, il digiuno e una veglia pacifica”. Dal 2007, anno della prima campagna coordinata, il movimento si è diffuso in oltre 65 Paesi e ha raggiunto più di mille città nel mondo. Anche a Perugia, come nelle altre città , sono stati affissi cartelli con frasi come “Non siete soli, noi preghiamo per voi” e “I bambini salveranno il mondo”, mentre alcune attiviste distribuiscono volantini informativi all’esterno del nosocomio.

L’iniziativa ha generato accese reazioni politiche e sociali. In particolare, Sinistra Italiana Perugia ha condannato l’accaduto con un post su Facebook, definendo l’iniziativa come “ennesima violenza contro le donne travestita da propaganda per la vita”. Il partito ha criticato duramente la presenza di attivisti anti-abortisti nei pressi dell’ospedale cittadino, sottolineando come l’azione si ponga in contrasto con “un diritto sancito da una legge dello Stato”.

RU2020 – Rete Umbra per l’Autodeterminazione attacca

L’attacco più forte però arriva da RU2020 – Rete Umbra per l’Autodeterminazione: “Questi atti giudicanti non solo violano la privacy delle donne, ma minano anche il loro diritto fondamentale di prendere decisioni autonome e consapevoli sul proprio corpo – scrivono in una nota – Quello che dovrebbe essere un luogo di assistenza e protezione si trasforma, così, in uno spazio di conflitto e paura. È intollerabile che le istituzioni non intervengano per tutelare i diritti delle donne, garantendo loro l’accesso ai servizi sanitari senza subire pressioni esterne. Questa ingerenza deve finire subito.

“Siamo arrabbiate e stanche di sentire che il nostro corpo debba essere oggetto di discussioni politiche, religiose o ideologiche. La nostra libertà di scelta non è negoziabile.
Il nostro corpo, la nostra salute, le nostre esperienze sono nostre e solo nostre. Nessuna donna dovrebbe essere costretta a subire la pressione di chi vuole imporle un’altra volontà”, proseguono ribadendo come “in Italia, ma soprattutto in Umbria  la battaglia per il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza è lontana dall’essere vinta. Non bastano le leggi a garantire realmente l’accesso a questo diritto fondamentale, perché la presenza di un numero crescente di medici obiettori rende l’IVG un percorso complesso, doloroso e spesso lungo, che le donne sono costrette a percorrere.Ogni giorno, moltissime donne si trovano a fare i conti con un sistema sanitario che, di fatto, ostacola la loro libertà di scelta, creando ostacoli burocratici e pratici che non dovrebbero esistere”
Poi l’attacco diretto ai movimenti Pro-Vita: “non sostengono davvero la vita – dice RU2020 –  ma sono lì per imporre la propria visione del mondo, che non tiene conto della realtà vissuta dalle donne. La vera vita, quella che ci riguarda, è fatta di scelte libere e consapevoli, non di giudizi morali imposti dall’esterno Se le istituzioni vogliono davvero tutelare la vita, devono garantire a tutte le donne il diritto di fare scelte sicure e libere, senza incorrere in un percorso irto di difficoltà, ostacoli e violenze psicologiche.
È tempo che l’IVG non sia più un cammino di resistenza, ma un diritto pienamente accessibile per tutte, senza ostacoli e senza interferenze”

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