Proietti al Premio Adamowicz: “Ogni essere umano ha diritto alla dignità e alla pace”

Assegnato a due attivisti israeliano e palestinese il riconoscimento dedicato al sindaco di Danzica. Un appello per due popoli e due Stati

Un messaggio di fratellanza e dialogo è stato lanciato dal Parlamento europeo durante la cerimonia di consegna del Premio speciale alla memoria di Powell Adamowicz, ex sindaco di Danzica. Il riconoscimento è stato assegnato a Bassam Aramin, attivista palestinese, e Rami Elhanan, attivista israeliano, uniti dal dolore di aver perso le proprie figlie a causa della guerra e del terrorismo.

L’appello alla pace: “Non vi schierate, scegliete la pace”

Durante la cerimonia, i due premiati hanno parlato con commozione e chiarezza, sottolineando la brutalità del conflitto in corso e l’urgenza di una soluzione pacifica. “Non siate pro Palestina o pro Israele, ma soltanto per la pace”, ha dichiarato Elhanan, un concetto ribadito anche da Aramin, che ha chiesto la fine della violenza e del dolore per entrambi i popoli.

Il loro messaggio è chiaro: palestinesi e israeliani hanno diritto a vivere con dignità in due Stati, ponendo fine a un conflitto che ha causato sofferenze e morti innocenti.

Il sostegno delle istituzioni

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha espresso il sostegno della regione al messaggio di pace lanciato dai due attivisti. “Ogni essere umano ha diritto alla dignità e alla pace”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di alzare la voce contro ogni guerra.

La cerimonia si è svolta in un giorno particolarmente significativo, quello della restituzione da parte di Hamas dei corpi di quattro ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre. Un tragico promemoria delle vittime innocenti che continuano a cadere nel conflitto. “Non saremo mai dalla parte di uno dei due schieramenti, ma sempre e solo dalla parte delle vittime”, ha concluso Proietti.

Un messaggio universale

Il Premio Adamowicz rappresenta un riconoscimento al coraggio di chi, nonostante la perdita e il dolore, sceglie di battersi per la pace. L’appello dei due attivisti è un monito per il futuro: la guerra non è la soluzione, il dialogo e la convivenza tra due popoli e due Stati sono l’unica via possibile.

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