Ex comandante dei carabinieri di Foligno condannato per peculato e altri reati

Condannato a cinque anni Francesco Matalone, ex comandante della caserma di Foligno, per reati di peculato, falso, truffa e induzione indebita, secondo la sentenza del gup di Spoleto.

L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Foligno, Francesco Matalone, è stato condannato a cinque anni di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale di Spoleto, Luca Cercola. La sentenza è giunta dopo che Matalone, assistito dagli avvocati Giovanni Picuti e Carla Archilei, aveva scelto di affrontare il processo con rito abbreviato. Il gup ha accolto in pieno le richieste avanzate dalla Procura di Spoleto, rappresentata dai sostituti procuratori Vincenzo Ferrigno e Michela Petrini, che fin dall’inizio avevano chiesto una condanna di cinque anni. Non sono state concesse le attenuanti generiche all’imputato, che ha quindi ricevuto la pena massima richiesta dalla pubblica accusa.

Accuse gravi e dettagli inquietanti

Il quadro accusatorio che ha portato alla condanna di Matalone include una serie di reati che l’ex comandante avrebbe commesso durante l’incarico presso la caserma di Foligno. Tra le accuse più gravi spicca il reato di peculato, relativo all’appropriazione indebita di 59 grammi di cocaina custoditi presso l’armadio delle prove della caserma. L’accusa ha sostenuto che Matalone avrebbe prelevato la sostanza dagli oggetti sequestrati, registrandola successivamente come avviata a distruzione, mentre in realtà l’avrebbe trattenuta.

Un altro capitolo dell’indagine riguarda diversi episodi di falso ideologico e materiale: secondo la Procura, Matalone avrebbe ottenuto accesso ai tabulati telefonici di una donna con la quale era sentimentalmente legato. Per farlo, avrebbe redatto falsi decreti della Procura, simulando che i dati fossero richiesti per finalità investigative.

Induzione indebita e truffa aggravata

Ulteriori accuse che pesano sull’ex comandante riguardano episodi di induzione indebita e truffa. In uno di questi, Matalone avrebbe chiesto 600 euro e altrettanti promessi a uno straniero convocato in caserma. Questa richiesta, che secondo l’accusa non aveva alcuna giustificazione di servizio, ha portato alla formulazione del reato di induzione indebita.

L’accusa di truffa è invece legata a un altro episodio, nel quale l’ex comandante avrebbe convocato in caserma un uomo agli arresti domiciliari. Quest’ultimo, secondo le indagini, avrebbe consegnato a Matalone 5 mila euro tramite un bonifico, con la convinzione che il denaro fosse destinato ad aiutare la famiglia di un bambino gravemente malato. Le indagini hanno però accertato che l’importo sarebbe stato usato per scopi personali dall’ex ufficiale, configurando così un ulteriore capo d’accusa.

Difesa e possibili sviluppi giudiziari

I legali di Matalone, all’uscita dal tribunale, hanno dichiarato che valuteranno la possibilità di presentare appello non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza, che verranno depositate entro 90 giorni. Questa eventualità lascia aperta la porta a un proseguimento della battaglia legale, con la difesa intenzionata a vagliare ogni possibile margine per contestare le decisioni del gup e ottenere un verdetto più favorevole.

L’intera vicenda, che risale al 2022, ha suscitato profonda risonanza per via del ruolo di comando ricoperto da Matalone e per la gravità delle accuse formulate, che spaziano dall’abuso di potere fino alla frode a fini personali. Resta ora da vedere se l’appello potrà cambiare l’esito giudiziario di un caso che ha scosso il corpo dei carabinieri e la comunità locale.

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