Nel corso dell’ultimo capitolo giudiziario tenutosi presso la Corte d’Assise d’Appello di Firenze, il sostituto procuratore generale ha avanzato una richiesta formale per la conferma della condanna a tre anni di reclusione per Amanda Knox, in relazione all’accusa di calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, nel contesto delle indagini per l’omicidio di Meredith Kercher.
Questa fase processuale si svolge dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la precedente sentenza, in seguito alla constatazione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di una violazione del diritto di difesa. Sebbene i tre anni richiesti siano stati già scontati da Knox durante il periodo di detenzione precedente l’assoluzione per l’omicidio di Kercher, la difesa ha sostenuto l’innocenza della donna, descrivendola come una vittima.
Carlo Pacelli, legale di Patrick Lumumba, ha espresso una richiesta simile, enfatizzando le conseguenze subite dal suo assistito: “Ha mandato in carcere un padre di famiglia con due bambini piccoli, che ha perso il lavoro” e ha continuato sottolineando l’assenza di scuse da parte di Knox, nonostante il riconoscimento della calunnia da tutte le corti di legittimità.
Il procuratore generale Ettore Squillace ha ricordato durante la sua requisitoria come Lumumba si sia “salvato” grazie alla testimonianza decisiva di un professore svizzero, il quale fornì un alibi solido confermando la presenza di Lumumba al suo pub durante l’orario dell’omicidio di Meredith Kercher. Questa testimonianza ha sottolineato la precisione dello svizzero, descritto come “preciso come gli orologi che costruiscono”, grazie alla conservazione di uno scontrino che ha certificato la presenza di Lumumba lontano dalla scena del crimine.
Il processo è stato quindi rinviato al 5 giugno per le repliche del procuratore generale e delle altre parti coinvolte, in attesa della sentenza definitiva.